Quando Cantone si oppose alle proroghe delle concessioni autostradali. L’Anac suggerì di stralciare la norma dallo Sblocca Italia

dalla Redazione
Cronaca

Sulle concessioni autostradali lo Sblocca Italia è da rivedere. Un messaggio tanto chiaro quanto inascoltato. Purtroppo, verrebbe da dire, all’indomani della tragedia di Genova.

L’appello – Sono trascorsi quasi quattro anni da quando Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) chiedeva, inascoltato, con una lettera anticipata all’allora ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, di stralciare dal provvedimento del Governo guidato da Matteo Renzi, la norma che prevedeva il prolungamento delle concessioni autostradali. Sostenendo la necessità che, per rimettere mano alla materia, occorresse “una legge organica” ad hoc. Anche perché, spiegò all’epoca Cantone, la norma avrebbe potuto rivelarsi “in contrasto con quello che da tempo ci sta dicendo l’Unione europea sul fatto che le concessioni devono essere messe a gara pubblica“. Una strada opposta, cioè, rispetto a quella seguita dallo Sblocca Italia che, al contrario, prevedeva una proroga praticamente automatica a favore degli attuali concessionari a fronte dell’unico impegno di chiedere l’accorpamento di più tratte o di impegnarsi a fare investimenti comunque necessari.

Di fatto, stigmatizzò il presidente dell’Anac, in virtù di questa previsione, “il meccanismo diventa un criterio di allungamento delle concessioni”. E non mancarono neppure le polemiche che seguirono l’adozione del provvedimento da parte del Governo. Nel quale più di qualcuno vide un chiaro regalo ai “signori” delle autostrade. Come Autostrade per l’Italia (gruppo Benetton), tornata nei giorni scorsi sotto i riflettori per il disastro di Genova, e le aziende di Gavio e Toto.

Le criticità – Ma non è tutto. Cantone evidenziò  anche una “serie di problemi” legati al “prolungamento delle concessioni” in relazione tanto alle “modalità di valutazione degli investimenti e ai criteri che attengono alla determinazione delle tariffe” quanto al loro contenimento. Rilevando che la mancanza “in Italia di un sistema unitario” determina il rischio che “si mettono insieme concessioni che hanno sistemi diversi di valutazione delle tariffe”. Con il rischio di “finire per creare più problemi di quanti se ne volevano risolvere”.