Quei piani leghisti sul Fisco: così Giorgetti prepara il salto. Il vicesegretario guarda a via XX Settembre e chiede una svolta all’Agenzia delle Entrate

di Stefano Sansonetti
Cronaca

L’incoronazione, se così si può dire, è avvenuta l’altra sera con la partecipazione a Porta a Porta per commentare gli esiti del voto. A interpretare l’esultanza leghista era presente Giancarlo Giorgetti, vicesegretario e pezzo grosso del Carroccio, ma negli anni scorsi sempre rimasto sullo sfondo come una sorta di Richelieu della Lega. Sono in molti a dire che stavolta, complice l’exploit del partito guidato da Matteo Salvini, Giorgetti abbandonerà il dietro le quinte per occupare una poltronissima. Per carità, l’inseguimento della giusta alchimia governativa è ancora all’inizio, con tutte le incognite che ne conseguono. Ma anche questo giornale aveva segnalato (vedi La Notizia del 22 febbraio scorso) come nei corridoi di via Bellerio il ruolo pensato per Giorgetti fosse all’interno del ministero dell’economia. C’è chi si era spinto fino a delinearne l’incarico di ministro. Più verosimile, per altri, un coinvolgimento come viceministro con una delega pesante, magari alle Finanze.

Le idee – Nell’attesa di capire che piega prenderanno i futuri assetti di Governo, e quanto in essi la Lega riuscirà a far pesare la sua performance elettorale, già adesso si può provare a mettere a fuoco alcune idee di Giorgetti, partendo da diverse “tracce” parlamentari lasciate negli ultimi tempi dall’esponente del Carroccio. Per dire, uno dei piani più caldeggiati sembra essere la costituzione di un’“unità speciale” presso l’Agenzia delle entrate-Riscossione, in pratica la ex Equitalia, dedicata esclusivamente al recupero coattivo delle somme evase dalle imprese “esterovestite”, ossia quelle che fittiziamente stabiliscono la loro sede all’estero ma che in realtà operano in Italia. Questo scenario è stato delineato proprio da Giorgetti alla Camera, il 10 marzo 2017, durante un dibattito seguito alla presentazione di una sua interpellanza urgente del 22 febbraio. In quella sede il vicesegretario del carroccio aveva chiesto al viceministro dell’economia, Enrico Morando, di conoscere quanto aveva recuperato la ex Equitalia dalle società esterovestite. Con un po’ di imbarazzo Morando aveva rivelato che i carichi in tal senso affidati dall’Agenzia delle entrate a Equitalia ammontavano a 852 milioni di euro, con un recupero effettivo di soli 172 milioni. Un dato che aveva spinto Giorgetti, in sede di risposta, a sostenere che “l’indirizzo che dovrebbe essere dato ad Equitalia è quello di intensificare, di specializzare esattamente le proprie strutture per andare a raggiungere i maggiori risultati possibili nella riscossione coattiva” contro le società esterovestite. Il tutto, aveva argomentato, perché il vero male è questo tipo di evasione “sofisticata”, che nulla ha a che vedere con l’“evasione di necessità” di un piccolo imprenditore o di un artigiano che non riesce ad arrivare alla fine del mese. Da qui era partita anche una critica velata al modus operandi del Fisco, secondo lui più orientato a fare cassa con le categorie più deboli di contribuenti rispetto ai grossi gruppi che portano soldi all’estero.

Le casse dei sindaci – Altro tema è quello dei servizi di tesoreria comunale, in pratica la gestione dei conti correnti dei municipi. In un’interrogazione del 27 novembre del 2017, rimasta senza risposta, il deputato della Lega aveva premesso che “i comuni riscontrano difficoltà sempre più crescenti nell’affidamento del servizio di tesoreria comunale, tradizionalmente gestito dalle banche”. La conseguenza è quella di “molte gare andate deserte e di un rilevante aumento delle richieste di revisione dei contratti”. Una delle cause “deve rinvenirsi nella crisi del sistema bancario, che ha orientato l’attenzione degli investitori verso asset più redditizi”. Da qui la richiesta, con riguardo ai piccoli comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti, di prevedere “l’affidamento del servizio di tesoreria senza ricorrere a procedure di evidenza pubblica qualora nel territorio comunale siano presenti sportelli di un unico istituto bancario o addirittura non siano presenti affatto sportelli bancari”. Chissà che un Giorgetti viceministro, se mai sarà, non voglia approfondire questi (e altri) temi.

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