Raggi e Siri due casi diversi, il confronto non regge. Parla il vicecapogruppo M5S alla Camera, Silvestri: “Un’accusa di corruzione non può essere paragonata a una registrazione rubata”

di Davide Manlio Ruffolo
L'intervista

Una cosa sono gli audio “rubati” a Virginia Raggi, altra cosa l’inchiesta per corruzione su Armando Siri. Il vicecapogruppo M5S alla Camera Francesco Silvestri mette in ordine logico quanto accaduto ieri, in una giornata decisamente turbolenta per la politica sul doppio binario Governo-Campidoglio. “Sulle accuse di corruzione – taglia corto il deputato Cinque Stelle – non si scherza”.

Per Salvini, però, il sottosegretario Siri, non deve dimettersi perché neppure la Raggi, processata per falso e poi assolta, si dimise. Il ragionamento le fila?
“Come per Frongia, sulle accuse di corruzione non si scherza. Il caso Raggi, come sappiamo, era ben diverso e non c’entra niente con accuse di corruzione in odore di mafia. Detto questo, la situazione è e rimane delicata: si tratterebbe comunque di un fatto grave, che merita assolutamente una riflessione sulle responsabilità e sulla credibilità di chi governa nei confronti dei cittadini”.

Ma le registrazioni della Raggi che esorta l’ad di Ama a modificare il bilancio pubblicate ieri dall’Espresso, non le pare che cambino lo scenario?
“Il mio invito rimane lo stesso: non confondiamo persone, situazioni e – appunto – scenari. Ma se proprio vogliamo entrare nel merito della questione Raggi, mi limito a un paio di considerazioni: non confondiamo alcune registrazioni rubate – dall’ex amministratore delegato Bagnacani, in questo caso – con le intercettazioni, ossia attività che vengono disposte dai magistrati e significano che in atto ci sono delle indagini. Non si può, inoltre, mettere in croce un’amministratrice che contesta un bilancio già bocciato da tutti gli uffici competenti e che avrebbe soltanto comportato nuove tasse per i cittadini romani”.

Il ministro Toninelli, nel frattempo, ha già revocato le deleghe al sottosegretario Siri. Perché chiedete che si dimetta comunque?
“Perché fare un passo indietro in caso di accuse gravi è un gesto importante e non solo simbolico, ma sostanziale. La scelta del ministro Toninelli è condivisibile e segue un principio ben preciso: quello di precauzione. Appare corretta la decisione di sospendere le deleghe in attesa che sulla vicenda si faccia luce anche a livello politico. Volontà, quest’ultima, espressa anche dal premier Conte”.

A febbraio Siri era entrato in polemica con il presidente dell’antimafia Morra perché a suo dire il codice anticorruzione andava “cancellato e totalmente riscritto”. Che effetto le fa rileggere queste dichiarazione oggi?
“Bisogna sempre contestualizzare. Mi risulta che il codice sia stato poi votato anche dalla forza politica rappresentata da Siri, quindi non vedo contraddizioni”.

Se dovessero arrivare richieste di misure cautelari per Siri alla Giunta per le autorizzazioni, come vi regolerete?
“Il Movimento è già stato chiamato ad esprimersi su vicende analoghe, se si dovesse presentare questa eventualità prenderemo anche in questo caso una decisione coerente con la volontà della base, con i nostri principi e con quanto prescritto dalla legge”.