Razzismo a Bologna. L’audio shock di un’agenzia immobiliare: “Mi spiace, non si affitta agli stranieri”

dalla Redazione
Cronaca

Dopo i terribili fatti di Macerata, continuano a registrarsi episodi di violenza e razzismo anche nel resto d’Italia. Siamo a Bologna e la denuncia arriva, su Facebook, dall’assessore alla Cultura e al Turismo della città emiliana, Matteo Lepore, che sul proprio profilo ha diffuso la registrazione di una telefonata.

“Mi scusi, lei di che nazionalità è?”. “Egiziano”. “Perché purtroppo la proprietà intende affittare solo a una persona italiana, mi dispiace non posso aiutarla”. Così un’agenzia immobiliare di Bologna ha risposto a un uomo egiziano che aveva telefonato per avere informazioni su un bilocale in affitto.

“È con grande dolore che associo questa denuncia all’immagine della nostra città – ha scritto Lepore – Il file mi è stato girato in questi giorni da un amico”. Nel post, l’assessore spiega che non si tratta di un episodio isolato. “Nell’ultimo anno sono decine le segnalazioni che ho ricevuto, casi di discriminazione di questo tipo – osserva – I fatti terribili di #Macerata devono invitare tutti a guardarsi dentro. Noi siamo il razzismo, la nostra normalità e l’indifferenza”.

“Disertare è necessario come cittadini in primo luogo – conclude Lepore – A tutti i candidati in Parlamento del nostro territorio chiedo di condannare questi episodi e di impegnarsi per un battaglia politica e culturale nelle istituzioni e tanto quanto nella società”.

  • honhil

    Gli italiani hanno la memoria corta. Anzi sono proprio senza memoria. A parte quelli che l’hanno vissuto sulla propria pelle, la discriminazione. La location è il Belgio, nel primo dopoguerra. Da una parte i belgi che iniziavano ad ospitare migliaia di minatori italiani, senza i quali l’economia belga si sarebbe spenta e per i quali tanti tuguri assurgevano alla categoria di abitazioni, e dall’altra fuori dai bar si potevano trovare dei cartelli con scritto ” VIETATO AI CANI E AGLI ITALIANI”. Ma mai nessuno dentro e fuori i confini dello Stivale aveva parlato di razzismo. Era semplicemente un’opinione, rispettabilissima opinione, di quei gestori. Peraltro, tesi condivisa da chi allora reggeva le sorti dell’Italia. Intanto, Sergio Mattarella parla di comunità, del “bisogno di sentirsi comunità”, evidentemente il presidente della Repubblica è anni luci distante da quella parte di popolo italiano, ed è la parte maggioritaria, che questo stato ha messo all’angolo. Che ne sa lui della fame che angustia quelle famiglie e della disoccupazione endemica che, come il più malefico dei cancri, ne corrode i gangli? Eppure dovrebbe sapere, dall’alto del suo scranno, che gli italiani hanno rinunciato da anni a curarsi. Che i disabili a migliaia e migliaia aspettano invano la miseria che lo stato gli nega. Che i giovani hanno ripreso la via dell’emigrazione con la stessa lena dei loro bisnonni. Mentre si spendono carrettate di miliardi per aprire le porte ad un’invasione che anche lui continua a chiamare accoglienza, ma che a beneficiarne sono soltanto le coop bianche, rosse e di colore cirricaca. Con il risultato che la povertà si espande e stringe nella stessa morsa e i venienti e gli autoctoni. In un trionfo di micro e macro criminalità diffusa che soltanto i ciechi per mestiere si rifiutano di vedere. Come appunto le prime quattro cariche dello stato.