Redditi e consumi ipertassati, patrimoni graziati. I ricconi del Forum di Davos ammettono: un Fisco iniquo crea povertà

di Francesco Carta
Economia

Accade nei Paesi in via di sviluppo come nelle economie più avanzate, Italia compresa. Dove sistemi e politiche fiscali troppo permissivi consentono alle grandi aziende di eludere le tasse e di spostare capitali da un Paese all’altro. Ma non è tutto. Il resto lo fa un’imposizione tributaria troppo sbilanciata su redditi e consumi e sempre meno sul patrimonio.

Con il risultato che i ricchi diventano sempre più ricchi mentre uscire dalla tenaglia dell’indigenza è sempre più difficile. Non è un caso che, negli ultimi anni, il tasso globale di riduzione della povertà viaggi a ritmi sempre più lenti e sia ormai sceso sotto il 40 per cento. Un fenomeno che interessa non solo i Paesi in via di sviluppo, ma anche le economia più avanzate, compresa l’Italia. Dove il 5 per cento della popolazione più ricco detiene la stessa fetta di patrimonio posseduto dal 90 per cento più povero. Mentre a livello mondiale 26 ultramiliardari (contro i 43 del 2017) possiedono oggi la stessa ricchezza della metà più indigente della popolazione del Pianeta.

E’ la fotografia scattata dalla Ong Oxfam nel rapporto “Bene pubblico o ricchezza privata”, diffuso come di consueto ieri alla vigilia del World economic forum di Davos. E dalla quale emerge, inoltre, l’enorme divario di genere tra gli uomini, che possiedono il 50 per cento in più della ricchezza netta delle donne e controllano oltre l’86% delle aziende. E non finisce qui. La ricchezza dei 1.900 miliardari più ricchi tra marzo 2017 e marzo 2018 è aumentata di più di 900 miliardi di dollari (l’equivalente di oltre 2,5 miliardi al giorno). Mentre diminuisce la quota in mano alla metà più povera della Terra (3,8 miliardi di persone), in calo dell’11%. Una situazione alla quale ha contribuito in modo determinante anche il calo della pressione fiscale sui super-ricchi.

Basti pensare che nei Paesi più sviluppati, l’aliquota massima dell’imposta sui redditi è passata dal 62% del 1970 al 38% del 2013. Tradotto in soldoni, vuol dire che solo 4 centesimi per ogni dollaro raccolto dal fisco provengono dalle imposte patrimoniali. E, parallelamente, mentre pochi ricchi continuano ad ingrassare, la riduzione della povertà continua ad arrancare. Secondo la Banca mondiale tra il 2013 e il 2015 il tasso annuale di riduzione si è contratto del 40% rispetto alla media annua 1990-2015 e 3,4 miliardi di persone vivono ancora con meno di 5,50 dollari al giorno.

Una condizione che causa la morte di 10mila persone al giorno impossibilitate ad accesso ai servizi sanitari e impedisce la frequenza scolastica a 262 milioni di bambini. Quanto alle donne, guadagnano in media il 23% in meno degli uomini, che possiedono il 50% in più della ricchezza e controllano oltre l’86% delle aziende. Oxfam ha, inoltre, tenuto conto del lavoro di cura non retribuito, svolto in famiglia prevalentemente dalle donne. Calcolando che, se questa attività a venisse appaltata a livello globale ad una singola azienda, il fatturato annuo toccherebbe i 10mila miliardi di dollari, una cifra equivalente a 43 volte quello della Apple.

Insomma, “il lavoro di cura non retribuito è un enorme sussidio nascosto all’economia” che “paradossalmente amplifica le diseguaglianze economiche perché interessa soprattutto le fasce più povere della popolazione, che si ritrovano con minor tempo a disposizione per guadagnarsi da vivere e accumulare ricchezza nel corso del tempo”.