Referendum propositivo, deciderà il Parlamento. I Cinque Stelle insistono: il contratto non prevede alcun quorum

di Alessandro Righi
Politica

Alla fine passa la linea del Movimento Cinque Stelle. E non poteva essere diversamente. Perché, come ha ricordato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, sul referendum propositivo, oggetto di uno dei disegni di legge costituzionali presentati dalla maggioranza gialloverde per riscrivere l’articolo 71 della Carta e all’esame di Montecitorio, il contratto di Governo parla chiaro e non prevede alcun quorum. Nero su bianco, del resto, al capitolo 20, “Riforme istituzionali, autonomia e democrazia diretta”, si legge inequivocabilmente che “è inoltre fondamentale potenziare un imprescindibile istituto di democrazia diretta già previsto dal nostro ordinamento costituzionale: il referendum abrogativo. Per incentivare forme di partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica nazionale occorre cancellare il quorum strutturale – ovvero la necessità della partecipazione alla votazione della maggioranza degli aventi diritto – al fine di rendere efficace e cogente l’istituto referendario”. Checcé ne dica Matteo Salvini.

Dopo aver richiamato nei giorni scorsi la necessità di prevedere una soglia per la validità della consultazione, il leader della Lega è tornato, almeno per ora, sui suoi passi. Risultato: dall’elenco dei 270 emendamenti presentati al testo in commissione Affari costituzionali entro il termine (scaduto stamattina), è scomparso quello del leghista Igor Iezzi, che prevedeva un quorum di validità del 33%. Ma attenzione, la partita non è chiusa. Perché, è il ragionamento che animava le discussioni in transatlantico tra i deputati della Lega, l’emendamento uscito dalla porta potrebbe rientrare dalla finestra per mano del relatore o del Governo. Un modo come un altro per prendere tempo ed evitare nuove fibrillazioni all’interno della maggioranza, in attesa di capire che piega prenderà il confronto tra gli azionisti della maggioranza su un altro provvedimento particolarmente caro, per non dire irrinunciabile, al Carroccio.

Vale a dire la riforma delle autonomie regionali sulla quale più di qualcuno, all’interno dei Cinque Stelle, sta già storcendo il muso. Ed è in questa partita parallela che la tregua sul quorum del referendum propositivo potrebbe essere stracciata dalla Lega se il Movimento si mettesse di traverso su uno dei provvedimenti bandiera del partito di Salvini. Si vedrà. Peraltro, tra i 270 emendamenti presentati dalle opposizioni, diverse proposte di modifica a firma Pd, Liberi e Uguali e Fratelli d’Italia, prevedono un quorum con soglie oscillanti tra il 30 e il 50 per cento dei votanti. E basterebbe diramare ai parlamentari della Lega l’ordine di convergere su uno di essi per ripristinare il quorum.

Quanto al contenuto e allo spirito della riforma costituzionale è lo stesso Fraccaro, rimettendo l’ultima parola al Parlamento, a spiegarne il senso con un intervento sul Blog delle Stelle. “La proposta per introdurre una forma di iniziativa legislativa rafforzata prevede che 500.000 cittadini possano elaborare un progetto di legge da sottoporre al Parlamento, che avrà 18 mesi di tempo per esaminarlo – riassume il ministro -. Le Camere potranno approvarlo oppure respingerlo, dando luogo al referendum. Potranno anche approvarlo con modifiche. Se soddisferanno i promotori questi rinunceranno alla consultazione, viceversa si terrà un referendum su entrambi i testi”.