Regeni, l’Egitto crea un pool di Procure. L’Italia vuole novità entro il 5 aprile. Ma dal Cairo continuano le favolette

dalla Redazione
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Le ultime notizie ufficiali che arrivano dall’Egitto parlano della creazione di un pool di procure per far luce sul caso Regeni. E di un accordo raggiunto tra il procuratore generale egiziano Ahmed Nabil Sadeq e il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone. Un comunicato della Procura del Cairo sostiene che “si sono messi d’accordo per continuare a scambiare le informazioni fino ad arrivare agli autori di questo caso e a portarli davanti a un tribunale penale per essere puniti per quello che hanno commesso”.

DEAD LINE – Ma al di là delle promesse a cui ormai si crede sempre meno, sperando di avere una smentita, l’ultima data utile è quella del 5 aprile quando arriverà in Italia un team di investigatori egiziani per provare a far luce sul caso Regeni. Con la speranza che gli investigatori del Cairo non verranno a raccontarci l’ennesima favoletta. Nel caso le autorità egiziane decidano di non collaborare con il capo della Procura di Roma Giuseppe Pignatone, il nostro Governo potrebbe, ma forse dovrebbe, arrivare a un aut aut. C’è, per esempio, la possibilità di comminare pesanti sanzioni al paese africano, limitando gli investimenti italiani sul territorio che ammontano a circa cinque miliardi. A questa azione, si aggiungerebbe la scelta di inserire l’Egitto nella lista delle nazioni a rischio, allo scopo di pregiudicare senza mezzi termini i flussi turistici verso il paese. Si potrebbe semplicemente segnalare che “non sono garantite tutte le condizioni di sicurezza per i viaggiatori” in quel Paese. Una frase scritta nero su bianco che in sostanza chiuderebbero le rotte con Sharm el Sheik, Hurgada e Marsa Alam che già di fatto sono al collasso rispetto agli scorsi anni. Non da scartare l’ipotesi di richiamare in Italia l’ambasciatore per delle consultazioni. Maurizio Massari, che gode di autorità e prestigio presso le autorità egiziane, ha imposto spesso il suo ruolo nella vicenda, per evitare che fosse messa in secondo piano e per allontanare ogni ipotesi astrusa circa le motivazioni dell’omicidio del ricercatore friulano. Ma anche la Farnesina ha esposto dei dubbi: “Non sappiamo quanto possa rivelarsi una mossa efficace: in questo momento, proprio per controllare che le indagini vengano fatte come si devono, è necessario la nostra presenza al Cairo”. Ci potrebbero essere ripercussioni anche sul piano economico, come quelle prospettate dal presidente della commissione Bilancio alla Camera, Francesco Boccia. “L’Egitto deve chiedere scusa. Non c’è accordo commerciale che tenga davanti a una situazione del genere”. E l’Italia, secondo partner europeo dell’Egitto, sul tema potrebbe farsi sentire in modo pesante.

L’ULTIMA INVENZIONE – Smentita anche l’ipotesi che legava la morte di Giulio Regeni a un traffico di reperti archeologici. La tesi era sostenuta in una lettera anonima fatta arrivare all’ambasciata italiana al Cairo. Inutile dire che è stata considerata inattendibile dalla procura di Roma. Il team investigativo composto da tre agenti dello Sco e tre del Ros rientrerà a breve in Italia, dopo quasi due mesi di indagini sul campo.