Renzo Arbore, showman senza tempo. L’accoppiata con Frassica vince pure 30 anni dopo. Parla il cantante e attore De Razza ricordando l’esplosione degli anni ’80

di Cristina Panzironi
Tv e Media
Renzo Arbore

armando de razza-credit carlo bellincampiAlto, slanciato, coppola in testa e occhiali da sole indosso, anche se fuori piove. A guardarlo oggi, Armando De Razza sembra appena uscito da International DOC Club, pronto a cantare “Esperanza d’Escobar” dopo aver improvvisato un siparietto comico con Renzo Arbore. Qualche anno, da quel 1989, è in realtà passato… Ma guai a farlo notare ad Armando! “No soy cambiato, soy siempre el mismo cazzaron con tantissima esperanza d’Escobar”, risponde divertito in quello spagnolo inventato da lui e Arbore alla fine degli anni ’80. Così una semplice chiacchierata si trasforma in una cuentro-intervista a colpi di risposte spagnoleggianti e sorrisi che riportano alla mente l’atmosfera di una comicità spontanea, incalzante e a volte perduta nella tv attuale. “Quali sono le caratteristiche necessarie per un comico oggi? Grandissima forza, resistenza e soprattutto… Tantissimo “dinero”. Perché oggi a fare il comico non si fa un euro!”

Fresco dell’album “Penso sempre a te Unflagged – Maldito dinero”, De Razza ci racconta così, a modo suo, quell’atmosfera di fermento e creatività tipica degli anni ’80. Un’atmosfera però, a suo dire, ancora possibile da ricreare: “claro que si, abbiamo visto l’altra sera Arbore e Frassica ottenere un bellissimo risultato di audience”. E, alla vigilia della seconda puntata di Indietro Tutta 30 e l’ode, non mancano aneddoti da parte di questo comico-attore-cantante che ha preso il suo nome “da Armando Diego Maradona e Armando Gill”. Come quello, ad esempio, del suo incontro con Nino Frassica. “C’era a Messina il Festival della comicità e questo ragazzo, ancora sconosciuto, venne nel mio camerino pregandomi di parlare con Baudo. I concorrenti dovevano presentare pezzi di massimo 3 minuti, il suo era di 3 e 20 secondi. Lo ascoltai e mi fece talmente ridere che convinsi Baudo a farglielo fare tutto. Alla fine prese il primo premio!”. La sintonia con Arbore, poi, esplode in modo tanto forte che De Razza e il suo paese immaginario Escobar diventano un vero marchio di successo. “Nel 1990 Adriano Aragozzini, che quell’anno era direttore di Sanremo, mi disse “sei l’uomo dell’anno, non dirmi che non hai un pezzo per Sanremo”. Io risposi: certo! Domani te lo faccio sentire. Uscii, chiamai Arbore e gli dissi: sto venendo a casa tua, dobbiamo scrivere una canzone per Sanremo. E così è nata La Lambada Strofinera”. Una comicità che non conosce scorrere del tempo, dunque. Tanto che quasi 30 anni dopo Arbore e Frassica sbancano l’audience ed Esperanza d’Escobar fa ancora perdere in doppi sensi e battute mai volgari chi l’ascolta oggi.