Ridere, ridere, ridere. Oggi si festeggia la giornata internazionale della felicità: ecco cos’è. Italia felice a metà: siamo al 48esimo posto su 155 Paesi

dalla Redazione
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giornata internazionale della felicità

Oggi non si può che essere felici. Dobbiamo imporcelo, al di là dei cinismi che la vita spesso ci impone. Inevitabile, dato che oggi è la giornata internazionale della felicità, istituita dall’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 2012.

L’Onu riconosce che “la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità” e incoraggia gli Stati e le organizzazioni a “un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone”. Da qui la ricorrenza della giornata internazionale della felicità, come detto.

La chiave della felicità potrebbe essere più facile di quanto si creda: risiede in attività semplici, creative e rilassanti come dipingere, scrivere poesie o canzoni, provare una nuova ricetta, lavorare a maglia o all’uncinetto, come dimostra uno studio dell’Università di Otago, in Nuova Zelanda, pubblicato recentemente sulla rivista The Journal of Positive Psychology. E ci sarebbe anche un’età per la felicità, secondo altri ricercatori californiani, che avrebbero individuato il suo picco dopo i 40 anni, nonostante gli acciacchi e il declino cognitivo.

Ma la “ricetta della felicità” andrebbe forse chiesta ai norvegesi, perché sono sono loro al primo posto del World happiness report 2017. Sul gradino più alto del podio per qualità della vita e benessere dei cittadini Oslo spodesta la Danimarca, in una gara tutta nordeuropea. I paesi del Nord Europa si confermano i più felici, mentre quelli dell’Africa sub-sahariana, insieme con la Siria e Yemen, sono quelli dove si vive peggio, in una classifica che comprende 155 nazioni. Le prime dieci posizioni sono occupate da Norvegia, Danimarca, Islanda, Svizzera, Finlandia, Paesi Bassi, Canada, Nuova Zelanda, Australia e Svezia. In fondo alla graduatoria Sud Sudan, Liberia, Guinea, Togo, Ruanda, Tanzania, Burundi e Repubblica Centrafricana. Tra i big europei la Germania è al 16esimo posto, seguita dal Regno Unito (19) e dalla Francia (31). Gli Stati Uniti sono al 14esino posto. Molto più indietro l’Italia, che si trova al 48esimo posto, tra Uzbekistan e Russia. Le classifiche si basano su sei fattori: il prodotto interno lordo pro capite, la speranza di vita, la libertà, la “generosità”, il sostegno sociale e l’assenza di corruzione nel governo o per affari. Insomma, la strada è ancora lunga per arrivare alla felicità. Ma non pensiamoci: almeno oggi sorridiamo.