Rimborsi a sbafo da Bruxelles. Spuntano i pentastellati. Ricerche scopiazzate e assunzioni fantasma. Accuse Ue alle eurodeputate Aiuto e Agea

di Beatrice Scibetta
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A volte i “furbetti del quartierino” arrivano ai quartieri generali del Parlamento Europeo a Bruxelles. Siamo abituati alle ruberie Made in Italy, per cui deputati di ogni colore vengono multati dall’Istituzione politica più importante del continente. Talmente abituati, che i neo arrivati del Movimento 5 Stelle, approdati in Europa nel 2014, sulla denuncia degli sprechi hanno fondato le loro carriere: sono 17 i pentastellati al Parlamento, eletti con il 21% dei voti degli italiani. Ma dopo tre anni di attività le premesse di onestà e trasparenza, anche in casa Grillo, iniziano a vacillare. Le parlamentari Daniela Aiuto e Laura Agea sono finite al centro delle inchieste per frode ai danni delle casse dell’assemblea di Strasburgo: l’accusa è di abuso nell’utilizzo dei soldi Ue per scopi personali.

Grilline accusate – La Aiuto è accusata di aver chiesto migliaia di euro di rimborsi per ricerche mai realizzate secondo criteri di merito e trasparenza, bensì copiate da Wikipedia. Ma come funziona la richiesta dei finanziamenti per le attività attinenti al ruolo parlamentare? I deputati si rivolgono a professionisti esterni per svolgere attività specifiche, come le ricerche. Le relative fatture vengono portate al Parlamento per i rimborsi da liquidare previa verifica dell’ufficio competente. Proprio da questa verifica è emerso che diversi lavori portati dalla Aiuto non rispondono ai parametri di originalità richiesti. Una furbata che si tinge di giallo: c’è da chiedersi se la deputata era consapevole della mancata qualità dei testi (implicando quindi un illecito utilizzo di soldi pubblici) o se è stata a sua volta raggirata dai professionisti dei quali si è avvalsa. In entrambi i casi saranno delusi i suoi 37mila elettori, che proprio nella sua città Natale, Vasto, ad Aprile del 2014 avevano assistito al suo discorso di presentazione elettorale. La giovane mamma si era detta sconcertata che l’Italia “non è neanche in grado di prendere i fondi che l’Europa ci mette a disposizione”. Dichiarazioni che oggi sanno molto di presa in giro. C’è chi non li prende e c’è chi ne prende troppi per motivi ben diversi da quel “diamo voce all’Italia” gridato in campagna elettorale.

Due pesi due misure – La Aiuto è comunque in buona compagnia. Anche la collega Agea è accusata di aver assunto come assistente un imprenditore perugino, sospettato di non avere tempo per svolgere il lavoro assegnato. L’uomo è un attivista del Movimento che svolge attività locali nei pressi del capoluogo umbro. D’altronde, anche la Agea aveva dichiarato nel suo video di presentazione che “l’Europa deve essere una risorsa”. La domanda è per chi? Domanda che dovrebbero porsi in queste ore i vertici del partito di Beppe Grillo, noti per le loro battaglie contro “le solite ruberie”. Non vorranno certo prendere esempio da Lara Comi, di Forza Italia, che ha assunto a Bruxelles, a sua insaputa, persino la madre.

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