Il sistema Ue ci ha devastato. È come curare un anemico coi salassi. Rinaldi: “Una Manovra correttiva sarebbe un suicidio. Serve una politica espansiva”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

La similitudine parla da sé: “è come se per anni si sia voluto curare un paziente anemico come l’economia italiana, facendo dei salassi. Una follia”. Difficile essere più chiari di così. Il professor Antonio Maria Rinaldi non ha dubbi, dunque, sulle responsabilità del sistema euro e sulle sue ricadute sull’economia italiana. Però l’economista mette in guardia: “attenzione ai report sensazionalistici che si basano su criteri fallaci”.

Il riferimento è a quanto pubblicato due giorni fa da un think-tank tedesco, secondo cui l’euro ha fatto perdere all’Italia qualcosa come 73mila euro pro capite?
“Intendiamoci: il sistema euro è stato devastante per l’Italia. Io non sono complottista, ma non vorrei che questo rapporto si tramutasse in trappola”.

In che senso?
“Avendo enormi elementi di criticità, è facilmente attaccabile. Chi supporta questo studio, di fatto è poi attaccabile anche da uno studente. Quei tipi di criteri non omogenei sono facilmente smontabili”.

Quali sono allora le reali responsabilità del sistema euro?
“L’Italia si è affidata a criteri dannosi per la propria economia. Sono 18 anni che il nostro Paese non cresce. Oggi c’è un’enorme forbice tra persone più ricche e persone più povere, un enorme divario che prima non esisteva. Il sistema euro ha favorito questa forbice: è stato deleterio”.

Perché si è creata questa situazione?
“Abbiamo accettato i famosi vincoli del 3% Pil-deficit e 60% Pil-debito pubblico pur sapendo sin dall’inizio che non avevamo quella virtuosità imposta dai trattati. E così abbiamo subito una pressione fiscale enorme per tentare di rientrare in quei parametri. Il risultato è stato l’azzeramento della crescita: abbiamo usato le risorse per andare dietro a quei parametri. Ma c’è un’altra colpa capitale dell’Ue”.

Quale?
“Il sistema euro ha estraniato la politica dai processi decisionali. Ci sono criteri a cui non si può derogare altrimenti scattano meccanismi come spread o rating che condizionano la vita di un Paese. Noi abbiamo bisogno di perseguire politiche espansive, mentre le stesse regole non lo consentono”.

C’è chi parla di Manovra correttiva per l’Italia. Lei cosa pensa?
“Si sta parlando di proporre nuovamente politiche deflazionistiche. Sarebbe come voler curare un paziente anemico facendo dei salassi. È necessario al contrario una politica fortemente espansiva”.

La Bce che ruolo gioca?
“La Bce sottosta a un suo statuto, che è totalmente da rivedere. C’è da dire che Draghi con quello statuto e quei regolamenti ha fatto il possibile. Non dimentichiamoci che il quantitative easing è stato fortemente osteggiato da Germania e Francia. Il problema è un altro: se una moneta come l’euro non riesce ad avere una banca centrale che sia effettivamente tale, e cioè una prestatrice in ultima istanza, noi saremmo destinati ad avere delle crisi costanti”.

Se i rischi del sistema euro così concepito si conoscevano, perché secondo i criteri sono stati accettati?
“Erano rischi che si dovevano valutare sin dall’inizio. Se chi di dovere avesse fatto due conti prima, avrebbe da subito visto che sarebbe stato un suicidio”.

C’è la possibilità sia stato un suicidio voluto?
“Esatto”.