Roma ostaggio dei Casamonica. Disabile pestata in un bar nell’indifferenza generale. Solo perché i mafiosi non erano stati serviti per primi

di Antonio Acerbis
Cronaca

Un’esibizione di forza che lascia senza parole e per la quale, adesso, il ministro Marco Minniti in primis ha chiesto al capo della Polizia, Franco Gabrielli, “una risposta ferma e tempestiva” perché “atti di questo tipo non possono rimanere impuniti”. E non è un caso che anche la Procura di Roma indaga ora per lesioni, minacce e danneggiamento in merito a quanto avvenuto domenica primo aprile in un bar di via Salvatore Barzilai, nel quartiere della Romanina. Antonio Casamonica e suo cugino Alfredo Di Silvio, personaggi legati all’omonimo clan, hanno aggredito una ragazza portatrice di handicap e un cittadino romeno di 39 anni, quest’ultimo proprietario dell’esercizio commerciale.

La vicenda – A raccontare l’accaduto è stato a Repubblica. Siamo in un bar della periferia sud-est di Roma, roccaforte del clan sinto che da anni spadroneggia tra Cinecittà e Tor Bella Monaca e fa soldi con usura e droga. È il giorno di Pasqua quando due esponenti entrano per prendere delle sigarette ma alla fine compiono un massacro, frustando con una cinghia e prendendo a pugni una ragazza disabile solo perché aveva osato intromettersi in una questione d’onore: il barista non li aveva serviti per primi. E allora, dopo la ragazza, i due hanno colpito anche lui e gli hanno distrutto il locale. Nessuno si muove, nessuno interviene per difenderla. “Se chiami la polizia ti ammazziamo”, gridano alla disabile dopo averle strappato di mano il telefono. E poi, come detto, tocca al barista. Che, a differenza della ragazza, conosce bene i due mafiosi. Di Silvio abita a due passi, i Casamonica poco più in là. “Torneranno“, dice l’uomo alla disabile consigliandole di andare via. Passa mezz’ora e Alfredo Di Silvio in effetti rientra, accompagnato dal fratello Vincenzo. Ed è di nuovo violenza: vetrine rotte, tavoli e sedie rovesciate. I due urlano al proprietario che in quel posto “comandiamo noi” e che “ora questo bar lo devi chiudere, altrimenti sei morto “. Prima di andar via, lo picchiano. L’uomo riporta 8 giorni di prognosi, trenta per la ragazza. Le vittime denunciano. Un altro affronto. Intollerabile pure questo. “Io non ho paura, non la ho mai avuta. A prescindere da chi sono e di chi è la nazionalità”, ha detto Roxana, moglie del titolare del bar.

Le reazioni – Unanimi, ovviamente, sono state le dichiarazioni di ferma condanna. Oltre a Minniti, a parlare è stata la sindaca di Roma, Virginia Raggi, che si è recata nel Roxy Bar della Romanina: “Siamo qui perché le istituzioni non devono abbassare lo sguardo di fronte ad episodi del genere. sentirò anche il Prefetto e il ministro dell’Interno perché sono convinta che anche loro non vorranno abbassare lo sguardo. Chi denuncia deve essere sempre tutelato”. Ma uguale condanna è arrivata anche dalle altre forze politiche. “I responsabili sono facilmente identificabili grazie alla presenza di video che testimoniano quanto successo: è necessario che le forze dell’ordine assicurino immediatamente alla giustizia i colpevoli”, ha detto la dem Monica Cirinnà. Ancora più dura la Lega che, con Roberto Calderoli, ha dichiarato: “Se davvero i Casamonica sono dei mafiosi e utilizzano metodi mafiosi, come quelli dell’assalto al bar della Romanina, allora lo Stato e la magistratura applichino le norme a disposizione per contrastare la criminalità organizzata, le stesse norme usate in Sicilia, incluso il 41 bis per i capi bastoni”. La Procura ora indaga. E non è detto che il fascicolo passi in mano alla Dda.

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