Roma rende omaggio all’aggressore di Macerata. Striscione shock per il folle a Ponte Milvio

di Giorgio Velardi
Cronaca

“Questo è un quartiere fascista da sempre – mette subito in chiaro un commerciante –. Francamente, non credo che la piazza si sia posta il problema. Stamattina (ieri, ndr) era più importante la sconfitta della Lazio”. Ponte Milvio, XV Municipio di Roma, ieri. Cielo nero. Nero come il colore dell’inchiostro col quale, su uno striscione rimosso quasi subito, giusto il tempo di immortalare il tutto per poi darlo in pasto ai social network, qualcuno ha scritto chiaro e tondo: “Onore a Luca Traini”. Sì, proprio il 28enne sparatore di Macerata, con un passato da candidato nella Lega oggi in carcere a Montacuto (Alessandria) con l’accusa di strage aggravata dal razzismo. Il riverbero di quel gesto è arrivato fino a qui, a più di 230 chilometri di distanza. In uno dei quartieri di quella che si definisce “la Roma bene”. Lì dove il minisindaco è del M5s, prima di lui c’era il Partito democratico. Ma le svastiche (due, a voler essere precisi) disegnate sul muro che costeggia via dei Prati della Farnesina, la strada che affaccia su Piazzale di Ponte Milvio dov’è stato esposto lo striscione pro-Traini, proprio di fronte a una nota catena di fast food, la dicono lunga su quale sia il background.

Qualche anno fa balzò all’onore delle cronache l’aggressione, da parte di due italiani, un 27enne e un 25enne, ai danni di un francese di 45 anni, già residente a Roma. Il malcapitato finì all’ospedale con tibia e perone fratturati, i due furono arrestati con l’accusa di lesioni gravi: mentre lo picchiavano, stando al racconto di alcuni testimoni, urlavano frasi come “siamo nazionalsocialisti”, “siamo noi la razza ariana”. A poche decine di metri da via dei Prati della Farnesina c’è una scuola, un istituto tecnico, sulle cui mura esterne campeggiano, oltre ai manifesti in ricordo di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso dieci anni fa, pure quelli del Blocco studentesco, l’associazione di ispirazione fascista emanazione di CasaPound Italia (CPI), tanto che l’ha fondata nel 2006 proprio Gianluca Iannone, oggi presidente di CPI. “Devoti alla vittoria”, è il grido di battaglia. Nessuno ha molta voglia di commentare l’accaduto, anche se dietro garanzia di anonimato. “Una cosa orrenda, di più non so che dirle”, taglia corto una signora sulla 60ina. Un migrante invece non ci lascia nemmeno finire di parlare e, capito dove vogliamo andare a parare, se ne va: “Non so niente, non so niente…”.

“L’esposizione dello striscione a Ponte Milvio è un atto deplorevole – ha scritto su Twitter la sindaca di Roma, Virginia Raggi (M5s) –. La violenza non è mai giustificata”. “Roma non aveva bisogno di questo ennesimo segnale di degrado culturale e di disagio affettivo”, ha dichiarato l’ex minisindaco del XV Municipio, Daniele Torquati (Pd). “Lo striscione choc a Ponte Milvio che chiede ‘onore’ per Luca Traini è il sintomo ormai evidente di una parte, per fortuna minoritaria, di una generazione che non ha più valori di riferimento se non quelli della violenza e della giustizia fai da te. Un inno al disagio che non impressiona – ha continuato Torquati –, ma certo fa riflettere sulle lacune anche affettive che gli autori del gesto palesano”. Anche per Giovanni Quarzo, candidato alla Regione Lazio con Fratelli d’Italia, si tratta di “un atto molto grave che alimenta ancora di più il clima di odio di questi ultimi tempi”. Una spirale d’odio che però sembra senza via d’uscita.

Twitter: @GiorgioVelardi