Alla fine Di Maio si brucerà. Il Pd aspetta le mosse del Colle. Parla Andrea Romano: “Nuova fase solo dopo la débâcle di Lega e M5s”

Nemmeno il fallimento del mandato esplorativo alla presidente del Senato, la forzista Maria Elisabetta Alberti Casellati, smuove – per adesso – il Partito democratico, chiamato direttamente in causa ieri mattina dal capogruppo del M5s al Senato, Danilo Toninelli: “Mai con Berlusconi, spero nei dem”. A sera, una volta concluso con un nulla di fatto il secondo giro di colloqui a Palazzo Giustiniani, è Andrea Romano a ribadire la linea. “Noi partiamo da due presupposti – spiega a La Notizia il deputato dem e direttore di Democratica –. Il primo: i tre punti (reddito di inclusione, famiglie e lavoro, ndr) messi sul tavolo tre giorni fa da Maurizio Martina. Il secondo: la disponibilità a confrontarci con qualunque personalità il presidente della Repubblica indicherà per mandati esplorativi o pre-incarichi. Allo stesso tempo però il nostro è un ruolo di ‘pungolo’ verso le forze che il 4 marzo hanno ottenuto un risultato migliore del nostro affinché dimostrino di fare un Governo. Se sono in grado…”.

Al momento non sembra, perciò ieri Salvini ha detto di sentire odore di inciucio M5s-Pd…
“Non credo proprio. Al contrario, penso che alla fine la situazione tra M5s e Centrodestra si sbloccherà, che a un certo punto Di Maio uscirà dai tatticismi e si dirà pronto a fare un accordo pure con Berlusconi per far partire un Governo col sostegno interno o esterno di Forza Italia”.

Per carità, in politica abbiamo visto tutto e il contrario di tutto. Ma…
“Guardi, il M5s non è certo campione di affidabilità. Siamo di fronte a un partito diretto da persone che cambiano le carte in tavola e i programmi ogni settimana. Ipotizziamo che il Pd si accordi coi Cinque Stelle, circostanza alla quale io sono fermamente contrario: chi ci dice che i patti sottoscritti vengano davvero rispettati?

Continui.
Finora, l’unico punto fermo è che Di Maio deve fare il premier a tutti i costi: i grillini non hanno capito che finora questo è stato il loro più grande fallimento, mi pare evidente che sia un’ipotesi destinata a sbattere contro un muro. Poi, se il capo politico del M5s dovesse ricevere un pre-incarico andremmo a vedere le carte, chiedendogli prima di tutto se è titolato a parlare: francamente, nel Movimento non ho ancora capito chi comanda…”.

Ecco perché si ‘scalda’ il presidente della Camera, Roberto Fico. Ieri la sua collega Monica Cirinnà ha detto che “ha una storia di sinistra”. Che succede a quel punto?
“Con tutto il rispetto per la Cirinnà e per il ruolo istituzionale che Fico ricopre, questa mi sembra una fake news. Dico scherzando che il presidente della Camera è di sinistra tanto quanto io sono pisano (Romano è di Livorno, ndr). Piuttosto, lui dovrebbe occuparsi della dignità dei deputati italiani, a cominciare da quelli del Movimento, costretti a versare ogni mese 300 euro nelle casse della Casaleggio Associati”.

Ma se lo stallo dovesse perdurare, è immaginabile un Pd confinato sine die sull’Aventino?
“Una nuova fase potrà aprirsi quando sarà chiaro a tutti il fallimento di M5s e Centrodestra”.

Romano, che fate? Aspettate che prima o poi passino i ‘cadaveri’?
“Vedremo cosa accadrà e quali saranno le decisioni che assumerà il capo dello Stato. Ma prima di arrivare a uno sbocco c’è ancora un lungo passaggio da fare”.

Twitter: @GiorgioVelardi

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