Sì alle prime due fiducie sul Rosatellum: oggi voto finale alla Camera con l’incubo franchi tiratori. M5S e Sinistra in piazza

di Giorgio Velardi
Politica

La prima fiducia è passata con 307 sì, 90 no e nove astenuti, la seconda con 308 voti a favore e 81 contrari. Per la legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum bis, oggi sarà il giorno della verità: alla Camera sono infatti previsti il voto sulla terza fiducia e – soprattutto – quello finale, che quasi certamente si svolgerà a scrutinio segreto. Basterà infatti che 30 deputati lo chiedano e la presidenza dovrà concederlo. È che qui che opposizioni e i malpancisti che si annidano nei partiti che sostengono la legge (Pd, Forza Italia, Ap e Lega) sperano che il banco salti. Per affossare il Rosatellum bis bisognerebbe che almeno 127 deputati cambiassero idea e trasformassero i loro sì in altrettanti no: i 441 voti del fronte del sì diventerebbero 314 e la legge sarebbe morta. Vedremo. Ma per certi versi ieri a fare notizia è stata più la piazza che il Palazzo. Il Movimento 5 Stelle ha infatti chiamato a raccolta il suo popolo, radunatosi davanti a Montecitorio per protestare contro la legge elettorale. “La fiducia è un atto eversivo – se n’è uscito stamattina Alessandro Di Battista – solo Mussolini aveva fatto cose simili”. E anche Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera e candidato premier dei pentastellati, ha rincarato la dose, annunciando per domani sera una “veglia” per la democrazia.

Lotta continua – Ma a scendere in piazza non sono stati solo i grillini. Al Pantheon sono sfilati uno ad uno tutti i leader di Sinistra Italiana e Mdp insieme agli esponenti di Campo Progressista (il movimento di Giuliano Pisapia). E anche qui sono volate parole grosse nei confronti del Rosatellum bis e dei dem. “È inaccettabile – ha detto Massimo D’Alema – il Pd logora la democrazia”. Mentre Pier Luigi Bersani ha ricordato come “con 307 voti Berlusconi salì al Quirinale, nessuno di Forza Italia se lo ricorda? È davvero curioso”. Poi la stilettata al premier Paolo Gentiloni: “Ha perso credibilità, uno con credibilità avrebbe detto ‘non ci sto’”. “Quello che sta accadendo è una vergogna assoluta, una forzatura e uno schiaffo alla democrazia e alla dignità del Parlamento”, è il pensiero del segretario di SI, Nicola Fratoianni. E Giuseppe Civati (Possibile) ha parlato di “una legislatura in cui si sono fatte cose che voi umani, soprattutto di Centrosinistra, non avevate mai visto né avreste potuto immaginare, che costituiranno precedenti a cui si appelleranno tutti coloro che verranno, soprattutto se sceglieranno strade autoritarie e scorciatoie parlamentari e anti-parlamentari insieme”.

Fronte interno – Pure dentro al Pd però i malumori non mancano. Oltre al “lettiano” Marco Meloni, che già martedì aveva annunciato il suo no, oggi è toccato a Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Barbara Pollastrini e Vannino Chiti criticare la scelta di mettere la fiducia sulla legge. Per Cuperlo (che non ha votato la fiducia pur ribadendo il suo sì alla legge) “non esiste alcun pericolo per la democrazia” ma “il partito più grande e il Governo potevano privilegiare una strada e un metodo diversi”. Sulla stessa lunghezza d’onda la presidente della commissione parlamentare Antimafia. “La forzatura – ha detto infatti la Bindi – si spiega solo con la volontà di blindare un provvedimento frutto di un accordo fra alcune forze politiche e impedire che nel confronto in Aula emerga una diversa maggioranza parlamentare in grado di approvare alcune modifiche che renderebbero migliore questa legge”. Duro anche Giorgio Napolitano. “Con la fiducia posta in blocco dal Governo sulle parti sostanziali del testo, prima che si aprisse il confronto sugli emendamenti all’art.1, non mi resta che la sola possibilità di intervenire in Senato nel corso del dibattito in Assemblea sulla fiducia – le parole del presidente emerito della Repubblica –. Ed è ciò che intendo fare”.