Rustichelli da dieci anni fuori ruolo. Il Csm si spacca sull’Antitrust. Scontro sulla possibilità di concedere una deroga. Per la legge Severino non è più possibile farlo

di Davide Manlio Ruffolo
Politica

Dopo oltre quattro mesi di trattative serrate al Csm, è arrivato il via libera per Roberto Rustichelli alla presidenza dell’Antitrust. Un primo bollino verde, a cui seguirà la scontata conferma da parte del plenum dell’organo di autogoverno delle toghe, che è stato rilasciato a maggioranza dalla Terza commissione del Consiglio Superiore della Magistratura. Così si chiude il braccio di ferro sul nuovo presidente dell’Antirtust, deciso un anno fa dai presidenti delle due Camere, Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico.

Tutto semplice? Niente affatto perché la decisione, com’era scontato viste le lungaggini, è destinata a far discutere visto che ha già prodotto una spaccatura all’interno del Csm. In commissione, con quattro voti favorevoli su sei, è stato sancito il cosiddetto “collocamento fuori ruolo” del giudice Rustichelli. In parole semplici il verdetto ha stabilito che alle autorità garanti, tra cui figura appunto l’Antitrust, non si deve applicare la legge Severino che stabilisce un tetto massimo di 10 anni per il collocamento fuori ruolo dei magistrati. Un tempo che, in questo caso, era stato ampiamente superato.

Una battaglia di principio che ha visto prevalere una solida maggioranza di centrodestra composta dal togato di Unicost, Michele Ciambellini, dai colleghi Corrado Cartoni e Paola Braggion di Magistratura Indipendente e dal laico di Forza Italia, Michele Cerabona. A differenza loro ha scelto di astenersi il membro laico del Movimento 5 Stelle, Alberto Benedetti, mentre ha votato contro il togato Giovanni Zaccaro di Area ossia della corrente di centrosinistra della magistratura.

Insomma non c’è stato verso di riuscire a trovare la quadratura del cerchio e arrivare ad una decisione davvero condivisa. Anzi la spaccatura all’interno della commissione che emerge dalla votazione, in aggiunta ai tempi lunghi per arrivare al verdetto, dimostra quanto la decisione sia stata politicamente sofferta. C’è da dire anche che il nodo della questione non era quello di valutare se Rustichelli fosse in possesso dei requisiti per la carica o meno, in tal senso i ritardi avrebbero avuto tutt’altro senso, ma solo se il giudice avrebbe dovuto andare in pensione, appendendo la toga al chiodo, per diventare presidente dell’Authority.

Una questione che per gli esponenti di Area doveva essere tanto semplice quanto scontata perché spiega Zaccaro: “La Legge Severino prevede un limite decennale al collocamento fuori ruolo dei magistrati e in nessuna delle deroghe, indicate espressamente, rientrano le autorità di garanzia”. E infatti il neo presidente dell’Antitrust era già stato per oltre 10 anni fuori ruolo tra incarichi a palazzo Chigi e al ministero della Funzione pubblica. Ma a parere della commissione, risolvendo un vero e proprio rebus, si è deciso di far prevalere la legge istitutiva dell’Authority che supera il blocco dei 10 anni e, quindi, permette di aggirare la legge Severino.