Saccomanni ha le visioni: “La recessione è finita”

di Vittorio Pezzuto
Politica

di Vittorio Pezzuto

Un colpo di sole. Oppure una spregiudicata iniziativa mediatica che prova a rassicurare gli italiani in vacanza, convincendoli che possono tornare a spendere come e più di prima nella certezza che una volta tanto l’autunno economico non sarà incandescente come sembrava. Solo così si possono spiegare le dichiarazioni rese ieri sera dal ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni. «La recessione è finita? Credo di sì» ha affermato a sorpresa di fronte ai microfoni di SkyTg Economia. «Credo che tra questo trimestre e il quarto l’economia entrerà in ripresa, siamo nel punto di svolta del ciclo. Ci sono dati che vanno tutti nella stessa direzione» ha aggiunto citando ad esempio quelli sulla fiducia dei consumatori e la ripresa della produzione industriale. «La Banca d’Italia ha anche calcolato un indice che misura la probabilità di inversione del ciclo, che oggi dà uno, cioè il 100% della possibilità di inversione». C’è quindi da essere ottimisti, costi quel che costi. Saccomanni ha consegnato alla platea televisiva altre dichiarazioni d’intenti rassicuranti: «Non vogliamo incrementare i debiti dello Stato e non vogliamo aumentare le tasse. Dobbiamo reperire i fondi manovrando soprattutto dal lato della spesa pubblica, che è molto ampia, o riallocando gli oneri della tassazione soprattutto attraverso la lotta all’evasione fiscale. Bisogna accettare il peso politico di fare delle scelte di priorità, di tagliare certe cose invece di altre, e di rinviare cose meno essenziali. L’arte del Governo è questa». Un’arte che verrà esercitata a partire da settembre, visto che finora l’esecutivo delle larghe intese non ha certo brillato per decisionismo, mostrando al contrario una certa propensione a rinviare a dopo l’estate tutti i provvedimenti più delicati e politicamente sensibili. Sta di fatto che improvvisamente lo scenario cupo dell’economia italiana sembra essere stato spazzato via da nuovi dati, da nuove presunte certezze. Preso dall’entusiasmo, Saccomanni ha così definito come troppo pessimistiche le previsioni del Pil a -2% per il 2013: «Credo che il dato risentisse della stasi politica che ha caratterizzato l’economia fino allo scorso maggio, quando ha cominciato a farsi sentire l’effetto delle misure di rilancio».

Lo scetticismo del Pdl
Sarà pure, ma intanto queste parole sorprendenti si sono subito guadagnate la rampogna del capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta: «La politica economica non si fa in televisione. Si fa con i fatti, con le decisioni, con la buona e ordinaria amministrazione. Di azioni concrete finora ne abbiamo viste però ben poche» ha dichiarato l’economista che tanto vorrebbe essere al suo posto. «Non c’è ancora nessuna idea, da parte di Saccomanni, di come riformare il sistema della tassazione degli immobili in Italia. Non c’è ancora nessuna idea di come bloccare strutturalmente l’aumento dell’Iva. Non c’è ancora nessuna idea, da parte del Mef, di come accelerare i pagamenti dei debiti delle Pubbliche Amministrazioni. Non c’è ancora nessuna idea, da parte del governo, sui contenuti della prossima Legge di stabilità, che dovrà essere presentata al Parlamento entro il 15 ottobre. Non c’è ancora nessuna idea, da parte del Tesoro, su come ridurre il debito pubblico. Insomma, non c’è alcuna strategia di lungo periodo per rilanciare l’economia del nostro paese. Finora solo piccoli provvedimenti a margine, pesanti per le casse dello Stato, che sono stati finanziati con l’aumento delle accise, dell’Iva su alcune categorie di prodotti, degli acconti Irpef e Ires pagati da cittadini e imprese. Il tutto per interventi che avranno impatto limitato sul ciclo economico e risultano del tutto privi di visione strategica. Crediamo nei buoni propositi futuri del ministro Saccomanni. Aspettiamo ancora, però, fiduciosi i fatti».
Fatti che il premier Enrico Letta, ieri impegnato nei festeggiamenti per i primi 100 giorni di governo, ha però voluto rivendicare con tanto di report online sulle cose fatte e sui benefici apportati dal suo gabinetto di pacificazione ed emergenza. Bastava collegarsi sul sito su www.100giorni.governo.it per vederlo con il campanellino in mano, pronto a elencare i successi della sua squadra: «Gli italiani capiscono che non c’è alternativa. Non a questo Governo, ma alla necessità, per una volta, di mettere da parte le contrapposizioni e le viscere per avere stabilità». Gli italiani «capiscono che questa esperienza, e chi la rappresenta, non ha la presunzione di durare per sempre o di ergersi a modello», ma ha «l’ambizione e il dovere» di «servire il Paese. Davanti a noi la responsabilità di andare avanti con ancora più determinazione a fare bene. A concentrarci sempre di più sulle politiche, proprio quando lo scontro nella politica sembra farsi incandescente». Anche Letta tenta di comunicare speranza: «I segnali ci sono tutti e indicano che siamo a un passo dal possibile. A un passo, cioè, dall’inversione di rotta e dall’uscita dalla crisi più drammatica e buia che le attuali generazioni abbiano mai vissuto. Dobbiamo mettercela tutta». Anche gli italiani facciano quindi la loro parte, sforzandosi di pensare che queste professioni di ottimismo siano supportate da evidenze incontrovertibili (anche se assai poco percepite da consumatori e imprese) e non dal tentativo ansioso di mantenere in vita un governo dilaniato da tensioni quotidiane e che già vede profilarsi all’orizzonte il redde rationem di un autunno mai così gravido di decisioni drammatiche.