Salario minimo e lotta all’illegalità. Così Di Maio rilancia l’agenda di governo. I 5 Stelle aspettano la Lega alla prova dei fatti. Sfida pure su conflitto d’interessi e galera agli evasori

di Raffaella Malito
Politica

Chiuso il caso Siri, le forze politiche aprono le rispettive agende e provano a dettare obiettivi e tempi per realizzarli. Se la Lega insiste su flat tax – bandiera ideologica del sottosegretario leghista indagato – Autonomia, immigrazione, sicurezza, cantieri e lotta alla droga, i Cinque Stelle fanno sfoggio del proprio pentalogo. E non solo. La fase 2 dei pentastellati punta al cuore della famiglia e al bisogno di legalità di un Paese che credeva definitivamente archiviata la stagione di Tangentopoli.

GUARDIA ALTA. Il Movimento cavalcherà la battaglia di etica pubblica che ha combattuto fino a ottenere l’uscita del sottosegretario di Matteo Salvini dall’esecutivo. Lo ha detto a chiare lettere il capo politico M5S Luigi Di Maio, in conferenza stampa con il collega alla Giustizia Alfonso Bonafede, commentando le inchieste di corruzione che hanno falcidiato il paese da Nord a Sud. Lo spazza-corrotti è stato un traguardo importante per rompere quell’intreccio pericoloso tra cosa pubblica e malaffare ma non è finita. Ci saranno altre quattro leggi che il M5S porterà avanti nella lotta alla corruzione: “conflitto d’interessi, rapporti istituzioni-lobby, galera per i grandi evasori e riduzione dei tempi della giustizia”.

Una di queste è compresa nel pentalogo: la legge sul conflitto d’interessi, “perché con la politica non si fanno gli affari di pochi, ma gli interessi di tutti”. Le altre quattro sfide sono: togliere la sanità dalle mani dei partiti “per evitare scandali come quelli a marchio Pd in Umbria; acqua pubblica, “perché i soldi delle bollette li dobbiamo dare allo Stato per migliorare il servizio e non ai privati per arricchirsi”; salario minimo, “perché in Europa soltanto 6 Paesi su 28, tra cui noi, ancora non lo garantiscono ai lavoratori”; taglio degli stipendi di tutti i parlamentari “per continuare a eliminare gli sprechi e reinvestire questi soldi in nuovi servizi”.

Difficile stabilire un ordine di importanza per questi provvedimenti ma sicuramente al cavallo di battaglia – portato a casa – del reddito di cittadinanza segue quello sul salario minino che Di Maio affianca, e contrappone in un certo senso, alla flat tax della Lega. “Con la nostra proposta nessun lavoratore potrà guadagnare meno di quanto previsto dai contratti collettivi nazionali più rappresentativi e, comunque, mai meno di 9 euro lordi all’ora. Si tratta di uno strumento di contrasto al dumping salariale che già i nostri padri costituenti volevano e che infatti, proprio affondando le sue radici nell’art. 36 della Carta integra, completandolo, il percorso cominciato con il Reddito di Cittadinanza”, ha dichiarato Nunzia Catalfo (M5S) prima firmataria del ddl sul salario minimo orario all’esame della Commissione Lavoro del Senato.

LAVORO LEGALE. L’Istat ha calcolato che con la nuova soglia di base di salario legale a 9 euro lordi l’ora ci saranno aumenti per 2,9 milioni di occupati, ossia il 21% dei lavoratori dipendenti (escluso il lavoro agricolo). E ancora. Altro pilastro della fase 2 sono gli aiuti alle famiglie sul modello francese da finanziare già nell’immediato utilizzando il miliardo residuo del Fondo per il reddito di cittadinanza. “Questo Governo proseguirà sulla strada delle riforme sociali richieste da milioni di italiani e auspico un confronto leale e costruttivo in quest’Aula – ha detto a Montecitorio nel corso del question time Di Maio – in quanto certe battaglie, specie su questi temi, dovrebbero avere la più larga condivisione tra tutte le forze politiche”. A partire dalla Lega, s’intende.