Il salario minimo urgenza nazionale. Serve a un lavoratore su cinque. Denuncia dell’Istat in audizione in Commissione lavoro. Oltre il 20% dei dipendenti non arriva a 9 euro all’ora

di Carmine Gazzanni
Politica

Se la querelle politica non ottundesse i ragionamenti di tanti, nessuno potrebbe negare che quello del salario minimo è una battaglia di civiltà prima ancora che di questa o quella forza politica. Semmai, invece, dovrebbe stupire che chi finora avrebbe dovuto occuparsi dei diritti dei lavoratori (dalla sedicente sinistra dem fino ai sindacati), ha lasciato completamente sguarnito il campo. Fatto sta che la proposta M5S che porta il nome di Nunzia Catalfo, qualora venisse approvata e diventasse dunque legge, porrebbe una soglia minima salariale: 9 euro lordi all’ora.

Al di là delle polemiche e delle critiche che arrivano dalle opposizioni, c’è un dato inoppugnabile: oltre il 20% dei lavoratori troverebbe giovamento e avrebbe uno stipendio più dignitoso. A dirlo è stato l’Istat che, in audizione, ha sottolineato appunto che se si dovesse introdurre, anche con riferimento al contratto, un minimo per le retribuzioni a 9 euro lordi sarebbero quasi tre milioni (il 21% del totale) i lavoratori dipendenti che avrebbero vantaggi in termini di retribuzione. In soldoni, parliamo di ben 2,9 milioni di lavoratori.

“Questi numeri – sottolinea non a caso al Catalfo, interpellata da La Notizia – dimostrano che il salario minimo è una assoluta priorità e che con l’approvazione della nostra proposta tutti quei lavoratori che hanno salari inferiori ai minimi contrattuali saranno finalmente tutelati. Ciò ha effetti negativi non solo sul presente, visto che stipendi bassi scoraggiano potere d’acquisto e produttività, ma anche sul futuro perché 5,7 milioni di giovani, per lo più precari e working poors, rischiano avere pensioni sotto la soglia di povertà. Un circolo vizioso che dobbiamo spezzare”.

E che urge spezzare specie per alcune categorie lavorative. Per i pubblici esercizi hanno livelli minimi di retribuzione inferiori a 9 euro l’ora i cuochi “capo partita”, i camerieri di ristorante, i barman, pizzaioli e gelatieri (8,77 euro) ma soprattutto personale di pulizia e fatica addetto alla sala o alla cucina (7,28 euro) o le guardie giurate (8,21 euro). Nel contratto dei metalmeccanici con Federmeccanica sono al di sotto dei 9 euro i dipendenti inquadrati al primo e secondo livello (tra questi ultimi anche saldatori e gruisti con i minimi a 8,36 euro) mentre nel contratto del commercio sono al di sotto del limite i dipendenti iscritti al quinto, sesto e settimo livello quindi dagli archivisti protocollisti, agli addetti al controllo delle vendite e ai magazzinieri (8,99 euro) fino alle persone che si occupano di pulizie (7,64).

Per il contratto del turismo con Federalberghi hanno retribuzioni minime orarie inferiori a 9 euro le persone dal quarto al settimo livello, tanto che si arriva ai 7,48 euro per il cosiddetto “personale di fatica”. Per il lavoro domestico (accordo firmato al ministero del Lavoro il 16 gennaio 2019) i minimi sono per tutti i livelli inferiori a 9 euro con un minimo per le colf con meno di 12 anni di esperienza non conviventi a 4,62 euro l’ora.

“Noi con questo provvedimento – spiega ancora la Catalfo – diamo attuazione all’articolo 36 della Costituzione, che dice che un lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e dignitosa per sé e la sua famiglia. Proprio per questo, vogliamo che la norma sia la più completa e compartecipata possibile”. Non a caso, presso il ministero del Lavoro è stato istituito un tavolo con i sindacati per condividere la proposta. Che, conclude la Catalfo, “puntiamo a trasformare in legge entro agosto”.