Salvini divorzia da Berlusconi. Il leader della Lega non molla la linea lepenista, ma è sempre più isolato

di Giorgio Velardi
Politica

Divisi su tutto, non solo sull’impianto della legge elettorale. C’è aria di divorzio tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. Ieri il segretario della Lega si è nuovamente scagliato contro il leader di Forza Italia: “Se qualcuno pensa di tornare alla leghina piccola, al servizio di Arcore e di Berlusconi, ha capito male”, ha attaccato il numero uno di via Bellerio. “Noi guardiamo avanti, non indietro”. In vista delle primarie del Carroccio di domani, anche per dare un’immagine forte di sé e del partito (dentro il quale comunque i malumori non mancano), Salvini ha rispolverato i suoi cavalli di battaglia. Cominciando dal ricordare che “Berlusconi ha sostenuto il Governo Letta e il Governo Monti”. Un refrain che lascia intendere, una volta di più, che “Matteo” non intende indietreggiare dall’impostazione “sovranista” in stile Marine Le Pen, nonostante la sconfitta della candidata del FN alle presidenziali francesi e il parere contrario di una discreta fetta della Lega.

Dal canto suo, Berlusconi non ha fretta di accelerare i tempi. “Anche perché”, spiega un parlamentare azzurro a La Notizia, “sa che nel caso in cui con Salvini le cose dovessero precipitare c’è sempre la strada dell’accordo con Renzi”. A riprova di ciò ieri, durante un incontro a Palazzo Grazioli con alcuni maggiorenti del partito, l’ex premier ha lasciato intendere che in un quadro così frammentato non va esclusa nessuna ipotesi. Compresa quella di una corsa solitaria di FI. Sempre nel corso della riunione, il Cavaliere avrebbe spiegato ai presenti che una campagna elettorale condotta in prima persona – favorita magari da un verdetto positivo della Corte di Strasburgo – potrebbe addirittura riportare il partito sopra il 20% come accadde nel 2013. Per arginare l’avanzata di Salvini verso la leadership del Centrodestra, inoltre, Berlusconi sa di poter contare sull’appoggio di alcuni pezzi da novanta della Lega. A cominciare da Umberto Bossi e Roberto Maroni.

Due giorni fa il governatore della Lombardia ha spiegato al Corriere come “la parentesi lepenista si possa considerare conclusa”, rimbrottando Salvini rispetto alle critiche rivolte nei confronti dell’uomo di Arcore: “Va bene tutto, ma mi dispiace davvero che si usino parole sprezzanti sull’esperienza con Berlusconi e con Forza Italia”. Un endorsement a Gianni Fava, che corre per la segreteria contro “Matteo”? Molto probabile, anche se Maroni ha preferito non sbilanciarsi. Domani è un altro giorno, si vedrà.

Twitter: @GiorgioVelardi