Salvini pensa al dopo Silvio e parte la minaccia di rottura. Il Carroccio insiste per il passo di lato del Cav

di Antonio Pitoni
Politica

Il voto è alle porte, ma il pressing continua. Silvio Berlusconi è con le spalle al muro. Stretto nella tenaglia di Matteo Salvini e Luigi Di Maio che invocano a reti unificate le urne a luglio. All’ex Cavaliere restano due opzioni.

Vicolo cieco – La prima: resistere sulla linea del Piave, bloccando la nascita di un Governo Lega-5 Stelle con l’appoggio esterno (numericamente irrilevante) di Forza Italia, e affrontare l’incognita di un’elezione che rischia di condannarlo all’irrilevanza politica. La seconda: fare il passo di lato, come chiede il Movimento 5 Stelle, e lasciar partire un Esecutivo giallo-verde, in cambio di garanzie sulle proprie aziende e, magari, anche della possibilità di indicare qualche ministro d’area. Garanzie valide oggi, domani chissà. E’ su questo secondo scenario che, nonostante la decisione di Sergio Mattarella, obbligata dall’indisponibilità dei partiti a dare vita ad una maggioranza politica, di dare vita ad un Governo di tregua, che la moral suasion del Carroccio su Berlusconi continua senza sosta in queste ore. L’intervento del capogruppo della Lega alla Camera, Giancarlo Giorgetti, va letto proprio in questa direzione. Prima l’appello rivolto a Berlusconi al “senso di responsabilità” per “cercare di trovare una soluzione” permettendo “la partenza di un Governo politico”. E cioè “una forma di coinvolgimento di Forza Italia che sia compatibile con la presenza del Movimento 5 stelle”. Quell’appoggio esterno, cioè, considerato finora inaccettabile dall’ex Cavaliere. Un appello, però, accompagnato da un avvertimento che ha il sapore di un ultimatum. Perché se Forza Italia votasse  la fiducia all’Esecutivo “neutrale” indicato dal capo dello Stato, l’alleanza  di Centrodestra “sarebbe da considerarsi finita”. E a quel punto non ci sarebbero più impedimenti alla nascita di un Governo Lega-M5S pervicacemente osteggiato e temuto dallo stesso Berlusconi.

Botta e risposta – Il messaggio arriva a destinazione. Forte e chiaro. La replica, dal quartier generale azzurro, è affidata alla capogruppo di FI alla Camera, Maria Stella Gelmini, che definisce “irricevibile” la proposta di Giorgetti: “Dare l’appoggio esterno mi pare una domanda malposta che non può che avere una risposta negativa”. Ma  chiude la strada al Governo di Mattarella: “Noi abbiamo ascoltato con rispetto e grande attenzione le parole del Presidente della Repubblica che riteniamo di buon senso e che hanno a cuore l’interesse vero del Paese. Detto questo abbiamo rispetto per il voto degli italiani e siamo coerenti con il centrodestra unito. Quindi per un principio di lealtà non saremmo noi a distinguerci rispetto al resto della coalizione, crediamo che non ci siano le condizioni per poter votare un Governo neutrale”. In serata indiscrezioni diffondono la notizia di un possibile ripensamento di Berlusconi: meglio un Salvini-Di Maio che le urne. Poi la smentita dell’ex Cavaliere: mai appoggio esterno. E si torna al bivio di partenza: voto a luglio o passo di lato? La partita è ancora aperta.

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