Sanremo, Leone quando ha scelto Conti si è preso la lettera di richiamo dall’ex dg Gubitosi. Giovedì nomine Rai. Il nodo Andreatta tiene banco

di Marco Castoro
Tv e Media

di Marco Castoro

Due giorni ancora e finalmente conosceremo i nuovi direttori di rete. E finirà così la girandola dei nomi che tiene banco da mesi. L’ultimo step vede in pole Eleonora Andreatta (Raiuno), Ilaria Dallatana (Raidue), Andrea Salerno (Raitre), con lo spostamento di Antonio Marano a Rai Pubblicità e Giancarlo Leone al Coordinamento dell’offerta. E probabilmente Andrea Vianello a Raisport. Mentre per il posto di corrispondente da Parigi (Di Bella comincia il 25 a Rainews) si è deciso di fare un job posting per selezionare i candidati. Ma non tutto sembra così scontato. Anche perché i magnifici 4 (Campo dall’Orto, Tagliavia, Rossi e Verdelli) non parlano con nessuno. Tinni Andreatta farebbe di tutto per restare a Rai Fiction. Ha già presentato la nuova stagione e con l’attuale incarico gestisce sicuramente più potere rispetto a quanto possa fare un direttore di rete. Ma dopo il no di Paolo Ruffini (l’ex Raitre contattato a dicembre che però ha preferito restare a Tv2000), per Raiuno si cerca assolutamente un profilo cattocomunista. L’Andreatta sarebbe perfetta. Ma se il dg non riuscirà a convincerla bisognerà pensare al piano B. In lizza c’è sempre Teodoli, il direttore affidabile per ogni incarico. E poi c’è Leone. Non sembra certo questo il miglior periodo per rimuoverlo. È reduce da un successo stratosferico con il secondo Festival di Carlo Conti. Con il quale è giusto che divida i meriti perché la scelta di affidarsi al conduttore toscano è stata tutta sua. Addirittura la decisione, a suo tempo, sancì la rottura definitiva dei rapporti tra l’allora dg Gubitosi e il direttore di Raiuno. Leone ricevette una lettera ufficiale di richiamo per aver annunciato la notizia bruciando la conferenza stampa in pompa magna del dg. Per Raidue la Dallatana è strafavorita. Se non ci fosse la questione del profilo cattocomunista andrebbe bene pure per Raiuno. Per Raitre una parte del Pd spinge Marino Sinibaldi, il direttore di Radio3. Le nomine delle reti sono mosse che servirebbero a Campo Dall’Orto per placare la sete di poltrone che arriva dalla politica.

EQUILIBRI
La nomina della Andreatta tranquillizzerebbe l’area cattolica che non vuole perdere il controllo della rete ammiraglia e che teme l’arrivo di un direttore riformatore. La Dallatana è stimata e apprezzata dalle società di produzione (a Magnolia è stata il braccio destro di Giorgio Gori) e dall’universo berlusconiano (la consulenza con Mediaset lo testimonia). Salerno è un pupillo di Veltroni. È il direttore editoriale di Fandango e autore di Gazebo.
Dopo aver sistemato le reti, il dg sarebbe libero di pensare all’assetto a cui tiene. Tre figure importantissime per la gestione. Tutti esterni. Manager a cui spetterebbero il controllo delle produzioni di fiction (se l’Andreatta molla), della direzione creativa che dovrà occuparsi dell’estetica dei programmi e dell’acquisto dei prodotti (film, serie tv internazionali), struttura che verrà scorporata da RaiCinema, a cui resteranno le produzioni e la distribuzione delle pellicole con 01.

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