Se la vita ricomincia senza Social. Schiavi di Facebook e Instagram a nostra insaputa. Ma convivere meglio con la rete è possibile

di Chiara Barberis
Società
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Facciamo un gioco. Domattina ci svegliamo e Facebook ha chiuso. Per sempre. E anche Instagram e compagnia bella. Puff. E in un attimo, senza preavviso, nessuno di noi può più accedere al proprio profilo. Né a quello degli altri. Fine degli stalker digitali. Fine dell’ostentazione. Cosa succede? Panico o festa? Rivolte o crisi d’identità? Senza Social Elisa Isoardi come farebbe sapere al mondo dell’addio a Matteo Salvini? E la fashion blogger Chiara Ferragni come mostrerebbe fiera il guardaroba o la festa nel supermercato per il marito Fedez in diretta mondiale? E ciascuno di noi come potrebbe arrogarsi il diritto di dire quel che si vuole in qualsiasi momento e con un semplice clic? Vivremmo una vacanza senza foto da scattare per la condivisione obbligatoria. Niente più follower, niente più like, cuoricini, hashtag. Inimmaginabile. Liberi dall’ossessione di dover stupire i nostri fan in continuazione, con la sensazione/convinzione di essere perennemente in piazza sotto un riflettore, modello Big Brother. Vivo per postare o posto per vivere, marzullianamente.

TUTTO IN PIAZZA – Stop. Disintossicati. Senza l’ansia del “segui”. Da oggi l’unica influenza che possiamo conoscere è quella di tosse e raffreddore e Instagram è solo un ricordo. Sui Social facevamo tutto (o quasi), ricordate? Si mangiava, si beveva, si facevano feste, addirittura ci si lasciava e ci si prendeva (o, per l’appunto, lo si veniva a sapere!). Ora bisognerà persino aprire un giornale e leggere (!) per informarsi di ciò che accade nel mondo. Poveri noi. In pausa pranzo o nei tempi morti, per ammazzare la noia saremo costretti a leggere un libro (bleah!) oppure a fare una passeggiata senza tenere lo sguardo basso sullo schermo del cellulare e senza il pollice che scorre scorre e scorre. Penseremo ai fatti nostri, anziché alle vite degli altri e ci sentiremo forse all’inizio un po’ vuoti.

Sarà dura rendersi conto che la nostra vita alla fine è così “normale” (che brutta parola!) e senza “filtri”, dovremo farci passare quell’automatismo di “febbre da like”. E per sapere cosa fa qualcuno che non vediamo da un po’ oppure qualche nostra vecchia fiamma di cui abitualmente visitavamo il profilo nostalgicamente, accidenti!, saremo costretti a parlarci face to face o a sperare di incontrarla in giro. Da impazzire. E a tavola? Penseremo due volte a fare una foto al piatto di pasta o al tramonto, perché non ha senso se non lo si può pubblicare, ma soprattutto dovremmo stamparla e spendere persino dei soldi per “svilupparla” (come suona antico questo verbo!).
E poi? E poi ci risvegliamo tutti sudati. Tranquilli, è stato solo un brutto incubo. Possiamo postarlo sui Social…

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