Senti chi spara sulla ex Iena Giarrusso. Dal Pd a Forza Italia, tutti collezionisti di trombati nei ministeri

di Carmine Gazzanni
Primo piano

Uno dei meme sfottò che circola sul web recita: “E allora il Pd?”. Un modo per prendere in giro i Cinque stelle che, ad ogni caduta di stile, si giustificano prontamente tirando in balle le boiate clamorose del precedente Governo. Mai come in questo caso, però, è forte il desiderio di rispolverare il meme ai tanti onorevoli Pd che ieri e oggi criticano aspramente la nomina dell’ex Iena Dino Giarrusso a consulente del ministero dell’Istruzione. Sia chiaro: se il cambiamento proposto dai Cinque stelle deve esplicarsi col sistemare il trombato di turno, è un cambiamento che sa tanto di stantio. Detto questo, però, il Pd avrebbe fatto meglio a restare in silenzio. Perché di “Giarrusso” nella scorsa legislatura ne abbiamo avuti una marea. Pochi conoscono o ricordano Pier Fausto Recchia, ad esempio. Deputato dem nella XVI legislatura (quella in pratica che si è conclusa col governo di Mario Monti), non è stato ricandidato alle politiche del 2013, ma ha trovato un posto sicuro prima come “capo della segreteria del sottosegretario di Stato alla Difesa senatrice Roberta Pinotti” quando ministro era Mario Mauro (esecutivo Letta) per un importo annuo lordo di oltre 52 mila euro; poi addirittura come amministratore delegato di Difesa Servizi spa, per un importo di oltre 70mila euro annui. E ancora. Altro trombato eccellente è Ugo Malagnino, ex parlamentare dem e dalemiano di ferro, chiamato a capo della segreteria del viceministro dell’Interno Filippo Bubbico. Anche il segretario Pd Maurizio Martina non è stato da meno: al ministero delle Politiche agricole aveva chiamato come suo collaboratore fidato Angelo Zucchi. E chi è Angelo Zucchi? Parlamentare Pd nella XVI legislatura, si è ricandidato nel 2013, salvo restare escluso dal Parlamento.

Sfilza infinita – Curioso anche il caso di Giulio Calvisi. Un nome che, probabilmente, ai più non dirà nulla. Anche lui sedeva nei banchi del Parlamento con il Pd nella legislatura 2008-2013. Alle politiche Calvisi ci riprova ancora. Ma questa volta le urne non gli danno ragione. A risollevarlo ci ha pensato Andrea Orlando, al tempo titolare al ministero dell’Ambiente. Qui, infatti, Calvisi ha ricevuto una bella consulenza da 60mila euro come collaboratore presso l’Ufficio di Gabinetto del ministero. Non solo. Una volta caduto Enrico Letta e arrivato Gian Luca Galletti all’Ambiente, Calvisi è stato riconfermato. Ma il legame con Orlando era troppo forte. E così col passaggio di campanella tra Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, Calvisi è tornato da Orlando alla Giustizia: 46mila euro con l’incarico di un non meglio precisato “consigliere economico e finanziario”. Nel frattempo Galletti aveva accolto un altro ex onorevole: Mauro Libé. Alle spalle due legislature con l’Udc, dopo essere stato trombato non poteva restare fuori e così l’allora ministro l’ha chiamato a sé. Non si può non menzionare, ancora, Alessandro Ruben, compagno dell’onorevole Mara Carfagna, ex deputato lui stesso col Pdl e sconfitto alle politiche del 2013 dopo essersi candidato con Scelta Civica: a offrirgli un posto come consulente in quel caso fu Angelino Alfano. Che, d’altronde, non è mai stato parco in fatto di consulenze: come ricostruì il nostro giornale, tra i suoi consulenti è stato preso anche Mauro Patti, il testimone di nozze del ministro. Altro caso, ancora, al ministero della Salute, con Beatrice Lorenzin che ha assunto Giulio Notturni, dopo l’esperienza al consiglio comunale capitolino e la candidatura (caduta nel vuoto) con Alfio Marchini alle comunali di Roma.

Porte e portoni – Non è detto, però, che lo sbocco per chi non viene eletto o non viene candidato sia necessariamente la consulenza presso questo o quel ministero. Da ricordare, su tutti, il caso di Enrico La Loggia: dopo due legislature in Parlamento col Pdl, lo stesso Parlamento, nel 2013, lo elegge membro del Consiglio di presidenza della Corte dei conti.

Tw: @CarmineGazzanni

 

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