Sfida di Intesa Sanpaolo per il Paese. Da Banca di sistema a factory di futuro. L’istituto annuncia un grande piano per la crescita. Gli obiettivi: meno povertà, sostegni ai giovani, cultura e Sud

di Sergio Patti
Economia

Da banca di sistema a factory di futuro. C’è un cammino sulla strada più impervia della finanza basata solo sul profitto, e per certi aspetti dello stesso capitalismo, dietro al piano presentato ieri da Banca Intesa Sanpaolo per contrastare la povertà, rimettere in corsa il Mezzogiorno, dare un aiuto concreto ai giovani con voglia di affermarsi, diffondere la cultura e gettare nuove basi per un’economia circolare, con meno sprechi e più inclusiva per tutti.
Una catena di progetti con un filo comune di sussidiarietà al Paese, alla politica, alla società e alle famiglie, con dentro molti soldi – o investimenti, come li ha definiti il ceo Carlo Messina.

Certo, i conti dell’istituto lo permettono, e senza anticipare i numeri del 2018 che saranno resi noti il 5 febbraio prossimo è arrivata un’ennesima conferma della consistente capacità della banca di generare reddito e distribuire dividendi. Con il grande piano appena annunciato Intesa Sanpaolo però va oltre, facendo proprio lo spirito delle Fondazioni bancarie azioniste, alle quali peraltro sono già destinati importanti monti dividendi che si trasformano in erogazioni benefiche sul territorio.

Nell’attuale fase di debolezza dell’intera economia nazionale la banca alza così l’asticella e prova a farsi motore di sviluppo, intestandosi un ruolo di leadership che ne fa in questo senso uno dei principali attori globali, come ha riconosciuto il presidente di Blacktock, uno dei più grandi fondi d’investimento al mondo e azionista di Banca Intesa Sanpaolo, Rob Kapito. Tra i driver per la crescita e la competitività delle aziende, ha spiegato Kapito, c’è infatti anche la corporate governance come impatto sociale.

A introdurre le ragioni per cui l’impegno sociale e culturale, da sempre sentito in Intesa Sanpaolo, adesso però viene inserito nel piano d’impresa è stato il presidente Gian Maria Gros-Pietro. Sono i mercati – ha detto – che chiedono alle società di non avere solo obiettivi finanziari. “Quando la società soffre – ha continuato – tutto viene messo a rischio e quindi chi opera nell’economia deve intervenire. Le banche si occupano del risparmio ed è quindi opportuno che si occupino di investire in temi sociali”. E su questo l’istituto si è mosso con una larga strategia.

Nel corso della presentazione, a Milano, condotta dal giornalista Bruno Vespa, brevi ma molto efficaci schede hanno introdotto i settori d’intervento. Il contrasto alla povertà, in particolare, ha messo in luce il senso di concreta solidarietà che la banca vuole condividere, facendo riecheggiare in più di un passaggio lo spirito con cui oggi la politica appronta strumenti non ordinari come il Reddito di cittadinanza. La presidente dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù, Mariella Enoc, il direttore generale della Fondazione Banco Alimentare Onlus, Giuseppe Parma, e il giornalista e presidente dell’Associazione Vidas, Ferruccio De Bortoli, hanno testimoniato un sostegno determinante per far crescere esponenzialmente queste ed altre realtà.

L’eccellenza italiana, anche come fattore di promozione internazionale e occupazione, è però la cultura, con l’immenso patrimonio artistico di cui disponiamo. Il ballerino Roberto Bolle, il direttore di Arte, Cultura e Beni storici di Intesa SanPaolo, Michele Coppola e il vice presidente esecutivo del Fai Fondo Ambiente Italiano, Marco Magnifico, hanno spiegato l’incredibile leva che può arrivare al loro mondo ampliando le dotazioni – già generose peraltro – assegnate dalla banca. È però sui giovani che si gioca una delle pertite decisive. Con una dotazione di 250 milioni, pari allo 0,5% dell’intero patrimonio, Banca Intesa Sanpaolo punta ad allargare da 12mila a 100mila (nell’arco del piano) il numero di studenti che potranno accedere a un finanziamento equivalente al prestito d’onore tanto in voga nel mondo anglosassone, ma in questo caso senza bisogno di garanzie.

Un obiettivo – ha sottolineato la presidente dell’Impact Advisory Board di Intesa Sanpaolo, Livia Pomodoro – che si sposa con l’orientamento da fornire alle università ma ancor prima alla società affinché per i nostri laureati non valga troppo spesso la rima con disoccupati. Il responsabile della direzione Impact di Intesa Sanpaolo, Marco Morganti, ha aggiunto che il progetto denominato PerMerito, dalle attuali collaborazioni con 40 università passerà adesso ad assistere tutte le 90 università pubbliche del Paese. Delicatissimo ma a dir poco affascinante la sfida sull’economia circolare, cioè la capacità di ridurre gli sprechi non solo nei consumi, ma anche nella produzione di grandi e piccole imprese, come ha spiegato il ceo della Elle MacArthur Foudation, Andrew Morlet. Su questo fronte Banca Intesa Sanpaolo si candida a diventare il primo player finanziario del pianeta, attivando risorse fino a 5 miliardi di euro.

Grandi orizzonti che non permettono di ignorare il Mezzogiorno, cioè la sfida perduta sin dagli albori del Regno d’Italia, come ha ricordato il presidente di Banca Imi, Gaetano Micciché. Insieme al presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e a un grande costruttore di infrastrutture come il ceo di Snam, Marco Alverà, si è sviluppato il supporto alle imprese del Sud, con particolare attenzione a quelle innovative e ad ampio margine di crescita. Una scommessa che però avrebbe bisogno del più classico dei piani industriali, con obiettivi, costi, tempi certi dei lavori e controllo di gestione, come ha suggerito Micciché.

Nel mondo che cambia, quello che cambierà molto velocemente saranno le forme di occupazione, e qui una grande banca che prepara un grande piano per il futuro non poteva che giocare d’anticipo, affiancando una grande organizzazione come Generation, di cui ha ben spiegato il supporto la ceo Mona Mourshed. Solo con il progetto Generation (McKinsey) si punta a formare e accompagnare al mondo del lavoro 5 mila giovani nei prossimi 3 anni. Ad ascoltarla, in prima fila, i padri nobili che hanno costruito questa banca oggi così prospettica, e che in questo modo ne passano virtualmente ad altri il testimone: Giuseppe Guzzetti e Giovanni Bazoli.