Una sfida proibitiva e sleale. Contro i 5S in Abruzzo centinaia di candidati. Parla il consigliere regionale del M5S, Pettinari: “Vigileremo sui soldi pubblici denunciando gli sprechi”

di Antonio Pitoni
L'intervista

“Rispettiamo la volontà popolare: i cittadini abruzzesi ci hanno voluto all’opposizione e onoreremo questo compito, con coraggio, come abbiamo fatto negli ultimi cinque anni. Continueremo a farlo vigilando sull’impiego delle risorse pubbliche e, se necessario, firmando esposti da inviare in Procura per denunciare ogni eventuale episodio di spreco”. Il consigliere regionale dell’Abruzzo, Domenico Pettinari, guarda già ai prossimi cinque anni. Le 9.563 preferenze personali incassate dal candidato risultato il più votato in assoluto in tutto l’Abruzzo, non sono bastate al Movimento Cinque Stelle ad evitare la sconfitta. “Una sconfitta figlia di una competizione sleale”, taglia corto il consigliere M5S al secondo mandato.

Che cosa intende di preciso?
“Si è giocata una partita su un campo di calcio in cui i 29 giocatori del Movimento Cinque Stelle se la sono dovuta vedere con due formazioni, quelle del Centrodestra e del Centrosinistra, che invece ne schieravano centinaia. In pratica, un candidato in ogni condominio per rastrellare voti dovunque all’interno di due coalizioni nelle quali c’è dentro tutto e il contrario di tutto, con un travaso dall’uno all’altro schieramento e viceversa”.

Come giudica il 20,2% del Movimento, considerato che avete dimezzato i voti rispetto alle ultime Politiche?
“Abbiamo mantenuto più o meno il risultato di cinque anni fa, peraltro ottenendo sette consiglieri, uno in più rispetto ai sei del 2014. Ma questo non cambia il risultato del voto: i cittadini ci hanno voluto all’opposizione, a sentinella delle casse pubbliche. Un’opposizione che continueremo a fare con coraggio e determinazione”.

Doti che a lei, va riconosciuto, non sono mai mancate…
“Ho rischiato la vita nei quartieri periferici della mia città, dove i partiti non si sono mai visti. Ho subito minacce di morte e, per questo, ho ricevuto un encomio solenne da parte dello Stato. Non nascondo di essere amareggiato per il risultato di queste elezioni, ma non per me né per il Movimento. Lo sono soprattutto per gli abruzzesi, perché Centrodestra e Centrosinistra sono due facce della stessa medaglia e, nonostante il cambio della guardia, in Regione ha vinto la continuità con il passato”.

Nel Movimento, intanto, è iniziato il processo del giorno dopo. C’è chi, tra i dissidenti, parla di tradimento dell’identità dei Cinque Stelle, e chi, come il sottosegretario Di Stefano, sottolinea che è il prezzo pagato dall’unica forza politica che ha scelto di non fare ammucchiate. Chi ha ragione?
“Per quello che mi riguarda, il Movimento Cinque Stelle non ha mai rinnegato la propria identità. Ha combattutto e perso in una competizione drogata dall’abuso di liste civiche e candidati”.

Nessun errore commesso?
“Siamo l’unica forza politica che si è tagliata e si taglia gli stipendi: io personalmente ho restitutio 150mila euro in cinque anni. Questa è la nostra identità, altro che tradimento. Forse però abbiamo iniziato a dare per scontato ciò che scontato non è, dal momento che nessun altro lo fa. Non lo abbiamo raccontato abbastanza. Così come, a proposito di sicurezza, altro tema molto sentito qui in Abruzzo, siamo l’unica forza politica che si fa vedere costantemente nelle periferie, cosa che non fa neanche la Lega”.

Eppure la Lega, che partiva da zero, è balzata al 27,5%, trascinando il Centrodestra alla vittoria. Come se lo spiega?
“La Lega ha svuotato Forza Italia di una grossa fetta del suo elettorato, che continua a scendere rispetto a tutte le precedenti tornate. Ma non ha certo portato via voti ai 5 Stelle che più o meno confermano il dato del 2014”.