Si avvicina l’aumento dell’Iva. Ma il prezzo più alto lo pagherà Letta

di Andrea Koveos
Politica

di Andrea Koveos

Bandiera bianca. Il governo Letta sta alzando le mani in segno di resa e dai corridoi di Palazzo Chigi arrivano conferme dell’aumento dell’Iva dal primo ottobre 2013. La copertura del blocco fino al 31 dicembre costerebbe un miliardo. Lo stesso miliardo che è stato necessario coprire per rinviare l’aumento dall’1 luglio all’1 ottobre. Un mucchio di soldi, troppi soldi per le casse statali, anche perché a regime, ossia dall’1 gennaio del 2014, la misura sarebbe pesata sul bilancio per 4 miliardi e 200 milioni di lire. Una spesa insostenibile per la stessa ragioneria dello Stato già seriamente preoccupata per l’andamento del deficit di quest’anno, che si attesterebbe ben oltre il limite del 3% fissato dal Patto di Stabilità. Anche perché nel Def (Documento economico e finanziario) – come scrive investireoggi.it – che il governo presenterà tra poche settimane, l’intenzione del premier Enrico Letta e del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, sarebbe di spostare 4-5 miliardi di euro per il taglio del cuneo fiscale, ossia per ridurre la tassazione sul lavoro e sulle imprese. Un’altra delle tante promesse, come appunto quella di non aumentare l’Iva, determinate dalla larghe intese difficile da mantenere e non solo per colpa dell’esecutivo.
Alla fine dei conti un miliardo di copertura si potrebbe anche trovare a costo però, come già scritto dalla Notizia, di vendere pezzi pregiati appartenenti allo Stato, mercati permettendo. Altre soluzioni potrebbero arrivare da una misura che va sempre di moda, riducendo cioè la spesa pubblica. Come? Non si sa il Governo ci sta pensando. Intanto però l’aumento dell’Iva scatena le associazioni di categoria. “L’aumento dell’Iva, che ormai sembra essere sempre più certo, è un triplo errore che va assolutamente scongiurato”. Parole di Confesercenti che ribadisce la propria posizione sull’aumento dell’aliquota Iva ordinaria dal 21 al 22%, previsto per il prossimo primo ottobre. In primo luogo- scrive Confesercenti- perché peggiora la competitività del nostro Paese in Europa, soprattutto rispetto alle grandi nazioni come Francia, Germania e Spagna. L’Italia, inoltre, raggiungerebbe la Slovenia ad un poco inviabile quinto posto nell’area dell’Euro”.
L’associazione di categoria che rappresenta piccole e medie imprese si dice più che mai convinta che il gettito calerà e quindi l’operazione aumento Iva, che sia palese o che sia mascherato attraverso la formula degli spostamenti dei beni fra le aliquote, sarà un boomerang, moltiplicando i rischi di chiusure di imprese e disoccupazione.
Dall’Europa nessuno si sbilancia, apparentemente. ‘’Sta al governo decidere se sia necessario aumentare l’Iva o meno’’: così il portavoce del commissario agli affari economici Olli Rehn ha risposto a chi gli chiedeva se da Bruxelles sia arrivata una qualche indicazione al governo su come procedere per quanto riguarda l’Iva. Il portavoce ha poi ricordato che Rehn ha già visto il ministro dell’economia Saccomanni, il quale lo ha rassicurato sul rispetto degli impegni presi con l’Europa.