Si riparla di legge elettorale. Ma serve solo a creare altre divisioni in un Pd tutto preso dal congresso

dalla Redazione
Politica

Ritorna la legge elettorale nel dibattito politico. E, manco a dirlo, crea spaccature nel Partito democratico in vista del congresso. A riaccendere la miccia è il renziano vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti: “Noi proponiamo il Mattarellum: non intendiamo passare a un’ipotesi subordinata senza verificare se ci sono i numeri per approvarlo”. Una presa di posizione in contrasto con quella di Andrea Orlando, candidato alla segreteria contro Matteo Renzi. Quindi Giachetti difende il suo leader: Non è certo colpa di Renzi se l’Italia sarà ingovernabile, ma di chi ha fatto campagna elettorale contro il referendum costituzionale. Sapevano perfettamente che ci saremmo trovati in queste condizioni”.

Ma anche dall’area di Michele Emiliano, arriva una frenata sul Mattarellum come proposta di legge elettorale. “Al momento l’esito di questa iniziativa non sembra essere positivo. Credo sarà opportuno, in tempi brevi, ragionare su una proposta che consideri anche il parere delle altre forze politiche per evitare lo stallo e quindi il voto con due leggi distinte per Camera e Senato”, ha osservato il deputato Dario Ginefra. “Personalmente credo che sarà opportuno prevedere un premio di maggioranza per le coalizioni in luogo di quello previsto alla sola Camera per la lista ed eliminare i capolista bloccati”, ha aggiunto il parlamentare molto vicino al presidente della Regione Puglia. Insomma, passano i mesi ma la situazione è sempre la solita: sulla legge elettorale non c’è una via maestra da seguire.