Si viene e si va. Al “re dei vitelloni” della riviera romagnola si ferma il cuore proprio mentre fa centro con l’ultima fiamma. Invidiato dagli uomini, amato dalle donne, ecco chi era il Zanza, la quinta essenza del latin lover italiano

di Chiara Barberis
Società

Erano i mitici anni Settanta. Al jukebox Pazza Idea di Patty Pravo, un poco più che adolescente Baglioni pensava al suo piccolo grande amore e i Pooh avevano tanta voglia di lei. E non erano i soli! Ricordate Maurizio Zanfanti, il “re dei vitelloni”, famoso in mezzo mondo per essere stato “el conquistador” della Riviera romagnola?

Pantalone di pelle, petto villoso, muscoli in vista, borchie, capello lungo ribelle e sorrisetto sicuro. Insomma, tutte le carte in regola per essere il leggendario latin lover bramato dalle turiste straniere e non.

Il suo segreto? La gentilezza, aveva affermato in un’intervista “Zanza”, omettendo che palesemente “ce sapeva fa’”. Pochi ingredienti presi alla lettera, come le chiare sere d’estate, il mare, i giochi, le fate ed ecco che tra le discoteche e i locali estivi di una movida notturna consumata dall’alba al tramonto il Vitellone “mieteva” le sue vittime e dopo un bacio a labbra salate, un fuoco, quattro risate faceva breccia nei cuori di donne inglesi, tedesche, svedesi che una dopo l’altra cedevano al suo fascino e contribuivano ad accrescerne il portfolio da seduttore, con numeri che fanno girare la testa; si pensi che la sua ars amatoria vantava una media di 160 conquiste stagionali!

L’uomo ha perso la vita stroncato da un malore, poco dopo aver passato la notte con una giovanissima ragazza. Tragica fatalità. O forse solo l’ironia della sorte: questa mattina all’alba quello stesso cuore che ne ha spezzati tanti altri ha smesso di battere. Arresto cardiocircolatorio. Inutile ogni tentativo di rianimazione.

Mito, ma anche invidia di molti uomini, certamente. Tanto che la sua celebrità conobbe un periodo di “crisi” e fu infangata in seguito a voci su un possibile contagio di HIV e il possesso di falsi certificati di buona salute esibiti per ingannare le ragazze. Voci che con eleganza e diplomazia Zanza allontanava.

“Avrò sedotto almeno seimila donne, ormai quello che dovevo fare l’ho fatto!”, diceva Zanfanti nel 2015, visibilmente compiaciuto e soddisfatto dell’impresa portata a termine.

Una piccola parentesi linguistica: come si legge nell’Enciclopedia Treccani, il termine “vitellone” in accezione scherzosa designa il playboy di provincia ozioso ed indolente, che trascorre la vita tra il divertimento e l’arte della seduzione, senza grandi né particolari aspirazioni. Uno stereotipo tanto particolare da aver avuto l’onore di essere soggetto del celebre film di felliniana memoria che nel 1953 diede fama alla parola pescarese “vudellò” (budellone) usata proprio tra i giovani nullafacenti come saluto affettuoso nei bar.

E un’esistenza vissuta in modo tanto altruista, intenso e lussurioso avrebbe potuto trovare epilogo migliore e degnamente all’altezza se non tra le braccia di una donna?