Sigarette elettroniche nel caos

di Stefano Sansonetti
Inchieste

di Stefano Sansonetti

La solita storia di decreti attuativi scritti in fretta, male e per giunta in ritardo. Con la Corte dei conti che bacchetta il ministero dell’economia e con un rischio di non poco conto: che il Fisco veda sfumare un incasso previsto di 117 milioni di euro. Benvenuti in quello che ormai può essere definito il girone dantesco delle sigarette elettroniche. Un tema sempre più delicato, dietro al quale si combatte una guerra tra lobby (tabaccai e Confindustria in primis) senza esclusione di colpi. Diciamo subito che come previsto dal decreto Iva-Lavoro di qualche mese fa (n.76 del 2013), dal primo gennaio 2014 scatterà la tanto contestata imposta di consumo al 58,5% sulle sigarette elettroniche. La stessa norma, però, prevede che per far andare tutto a regime occorre un decreto attuativo del ministero dell’economia “da adottarsi entro il 31 ottobre 2013”. Passaggio fondamentale, perché è da questo che dipendono tutti gli iter autorizzativi indispensabili alle imprese che intendono vendere le e-cig. Ebbene, il decreto attuativo in questione non è mai arrivato entro il 31 ottobre scorso. Lo si dava praticamente per disperso, fino a quando sul sito dei Monopoli di Stato, che è la struttura deputata alle autorizzazioni, è spuntata fuori qualche giorno fa una bozza datata 16 novembre e firmata dal numero uno di via XX Settembre, Fabrizio Saccomanni. Ma c’è di più, perché il decreto non risulta ancora approdato sulla Gazzetta Ufficiale, anche se la sua pubblicazione dovrebbe intervenire tra oggi e i prossimi giorni. In ogni caso troppo tardi, per un’entrata a regime delle vendite che, a questo punto, potrebbe non arrivare prima di giugno. Il motivo è presto detto, basta andarsi a leggere il decreto Saccomanni.

Una via crucis
Il provvedimento, tanto per dirne una, stabilisce che i Monopoli avranno 60 giorni di tempo per eseguire verifiche sui locali di deposito. Entro altri 30 giorni dal termine della verifica dovrà essere adottato il provvedimento di autorizzazione. La stessa autorizzazione, in ogni caso, deve essere adottata entro 30 giorni dalla data di consegna della cauzione ai Monopoli. Poi c’è pure la richiesta di iscrizione in tariffa dei prodotti commercializzati, con i Monopoli che avranno 60 giorni di tempo dalla richiesta per pubblicare i prodotti nel tariffario. Insomma, anche ammettendo l’imminente pubblicazione in Gazzetta del decreto Saccomanni, si perderanno mesi e mesi prima che la commercializzazione sottoposta all’imposta del 58,5% possa prendere il via. E così i 117 milioni di incasso atteso per l’anno dal decreto Iva rischiano di non arrivare (o di arrivare in minima parte).

Le censure
Con una nota dell’Ufficio di controllo sugli atti del ministero dell’economia, datata 3 dicembre 2013, la Corte dei conti sbertuccia il decreto Saccomanni. Innanzitutto comunica “di aver dato corso per ragioni di correntezza al provvedimento, in considerazione della necessità di scongiurare la paralisi del settore, con le intuibili ricadute in termini di mancate entrate per le casse dello Stato”. In più fa notare che “il provvedimento è stato adottato in data 16 novembre, e dunque oltre il termine del 31 ottobre fissato dal legislatore”. Un danno, dato che le norme in questione “comportano una fase applicativa piuttosto complessa”. E poi l’accusa più grave: “L’adozione del decreto, che dovrà essere pubblicato sulla Gazzetta, così a ridosso dell’entrata in vigore delle disposizioni, ha limitato drasticamente lo svolgimento del controllo preventivo di legittimità da parte dell’Ufficio che non ne ha potuto effettuare i necessari approfondimenti”. Insomma, una stroncatura. Sullo sfondo si intuisce la battaglia tra tabaccai e imprese che hanno scommesso sulle sigarette elettroniche, gran parte delle quali riunite nell’associazione confindustriale Anafe. La Federazione dei tabaccai, che secondo alcuni avrebbe trovato un ascolto attento da parte del sottosegretario Alberto Giorgetti, vedrebbe con timore la prospettiva di consolidamento di una rete di distribuzione alternativa. Confindustria, dal canto suo, accusa i tabaccai. E chissà che questo pasticcio non sia stato creato ad arte.