Sindaci calabresi inamovibili. Pure arrestati non schiodano. Primi cittadini ai domiciliari a Guardia e Aieta. Accusati di corruzione restano in carica

di Mirella Molinaro
Cronaca

Benvenuti in Calabria. La regione dove i sindaci, anche se agli arresti domiciliari, rimangono incollati alla poltrona. E così pure se a casa il ruolo resta a loro. Succede ad Aieta e a Guardia Piemontese, due paesi in provincia di Cosenza, dove la Procura di Paola, in meno di un mese, ha messo a segno ben tre inchieste contro l’allegra gestione degli appalti svelando un inquietante sistema di collusioni nella pubblica amministrazione. Bandi cuciti in modo sartoriale e poi affidati in famiglia o agli amici. L’indagine “Appalto Amico”, condotta dal procuratore capo di Paola, Pierpaolo Bruni, ha tratteggiato un quadro a tinte fosche dal quale emerge chiaramente che in diversi comuni del Cosentino, nei quali il sindaco di Aieta, Gennaro Marsiglia (eletto con una lista civica) , e ora arrestato per corruzione e ai domiciliari appunto, responsabile amministrativo, preparava bandi fatti su misura per parenti e amici. Si trattava di appalti per la gestione di servizi importanti come la raccolta dei rifiuti o l’assistenza scolastica per i diversamente abili, che venivano vinti dalla cooperativa gestita dalla moglie (pure lei arrestata) e da clienti che si rivolgevano al suo studio commerciale privato.

Stessa storia – Un evidente conflitto di interessi. Marsiglia, infatti, oltre a essere il sindaco di Aieta lavorava come consulente in altri Enti vicini. Tesi confermata anche dal Riesame che ha disposto al primo cittadino persino il divieto di comunicare con l’esterno o ricevere visite. Eppure Marsiglia da due mesi continua a mantenere la sua carica di sindaco, ribadendo che i reati contestati riguardano solo le sue funzioni di responsabile amministrativo in altri Comuni. Uno status, però, quantomeno anomalo soprattutto in piccoli centri dove uno stallo del genere va ad appesantire la già lenta macchina amministrativa. Ma questo non è l’unico caso. A Guardia Piemontese c’è un altro sindaco, Vincenzo Rocchetti, eletto in una lista civica che continua beatamente a mantenere il suo ruolo, nonostante un’inchiesta sulla gestione degli alloggi popolare lo abbia inchiodato ai domicilari assieme al responsabile dell’Ufficio tecnico. Per l’accusa, ancora un sistema di collusioni in piena regola. In questo caso, le indagini condotte dal procuratore Bruni hanno permesso di scoprire anche un episodio singolare: il sindaco e il dipendente utilizzavano i soldi del bilancio comunale per bonificare i loro uffici dalle cimici piazzate dalla Procura perché i due amministratori erano già da tempo nel mirino dei magistrati. E questo il funzionario e l’impiegato lo sapevano, grazie anche a un perito della stessa Procura, loro complice finito nei guai. Pure questa volta il Tribunale della Libertà ha riconosciuto la gravità indiziaria, dunque anche in questo caso c’è il divieto assoluto di contatti con l’esterno. Ma Rocchetti resta incollato alla sua poltrona e continua a essere il primo cittadino di una delle località calabresi più affollate dal turismo estivo e termale.