“Siri va rimosso. Getta ombre su tutto il Governo”. Di Maio invita il sottosegretario indagato per corruzione a dimettersi prima della resa dei conti in Cdm. “La Lega non sia così irresponsabile”

dalla Redazione
Politica

“La cosa importante in questo momento è rimuovere quel sottosegretario che, secondo me, getta delle ombre su tutto il governo. Per farlo spero non si debba arrivare in Consiglio dei Ministri. Lì noi abbiamo la maggioranza assoluta. Spero che la Lega non sia così irresponsabile”. E’ quanto ha detto al Gr1 Rai il vicepremier Luigi Di Maio, tornando sul caso del sottosegretario della Lega, Armando Siri, indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sul minieolico. uintervistato dal Gr1 Rai. “Il caso Siri – ha aggiunto il leader del M5S – rappresenta ciò che fa arrabbiare gli italiani da vent’anni. Ci sono alcuni personaggi in Italia che hanno dei santi in paradiso e si fanno fare le leggi per salvarsi il business”.

“Non credo che si debba arrivare al voto – ha detto ancora Di Maio -, ma in ogni caso la spaccatura è già evidente sul caso Siri perché vede sulla corruzione delle sensibilità differenti. Il contratto di governo ha ancora da attuare un sacco di leggi importanti, il salario minimo, gli aiuti alle famiglie che fanno figli, a meno che non sia la Lega a chiedere una crisi di governo dopo un eventuale voto in Consiglio dei Ministri. Non abbiamo mai parlato né di rimpasti né di crisi di Governo, per me bisogna continuare per cambiare questo Paese”. Per il vicepremier la vicenda del sottosegretario leghista riguarda “la corruzione e addirittura si parla di mafia” e su “questa roba noi non possiamo transigere”.

Intanto sul conto di Siri si aggiungono altri sospetti. Secondo Report, il programma condotto da Sigfrido Ranucci e in onda questa sera su Rai3 (vedi anticipazione), il sottosegretario alle Infrastrutture averebbe acquistato per la figlia una palazzina a Bresso, vicino a Milano, con 585 mila euro provenienti da un mutuo acceso presso una banca di San Marino ed il notaio che ha stipulato l’atto ha segnalato la compravendita come operazione sospetta di riciclaggio. “Abbiamo scoperto – ha affermato Ranucci – che 600 mila euro sono partiti da una banca di San Marino, Banca agricola, e sono finiti sul conto di un notaio e sono stati utilizzati dal senatore Siri per acquistare una palazzina a Bresso intestata alla figlia. Il notaio ha pensato di segnalare l’operazione come sospetta”.

“Non vi è alcuna irregolarità nell’acquisto dell’immobile – ha commentato questa mattina il sottosegretario leghista Armando Siri – a cui si riferiscono le anticipazioni della trasmissione Report. L’acquisto è avvenuto con una procedura regolare e trasparente nel rispetto di tutte le norme vigenti comprese quelle anti riciclaggio. Nessuna operazione sospetta da segnalare ma la normale compilazione dei moduli che tutti i notai sono tenuti a redigere. I fondi sono frutto di un regolare mutuo erogato nel pieno rispetto di tutte le norme bancarie. Anche i dettagli di questa operazione – si ripete del tutto regolare – saranno spontaneamente forniti all’autorità giudiziaria qualora ritenuti di interesse”.

Ieri intanto, sempre sul caso Siri, si è consumato l’ennesimo botta e risposta tra il leader della Lega, Matteo Salvini, e quello del Movimento Cinque Stella, Luigi Di Maio. “Gli amici dell’M5S pesino le parole. Se dall’opposizione insulti e critiche sono ovvie – ha detto Salvini -, da chi dovrebbe essere alleato no. La mia parola è una e questo governo va avanti cinque anni, basta che la smettano di chiacchierare. Mi dicono ‘tiri fuori le palle’? Ricevo buste con proiettili per il mio impegno contro la mafia. A chi mi attacca dico tappatevi la bocca, lavorate e smettete di minacciare il prossimo. E’ l’ultimo avviso”.

“Con la corruzione non ci si tappa la bocca, si parla e si chiede alle persone di mettersi in panchina”, la replica di Di Maio. “Il tema è semplice – ha aggiunto il leader pentastellato -: questa persona poteva fare un passo indietro. Ora si faccia fare un passo indietro a questa persona prima del Cdm. Ma perché dobbiamo arrivare a questo punto?”.