Solo Facebook non muore mai. Postava dal profilo del figlio defunto, madre bloccata. L’esperto di social Scorza: “Qui il dolore non c’entra. Ci sono regole precise”

di Monica Tagliapietra
L'intervista

Se i social network ci hanno cambiato la vita non potevano non cambiarci anche la morte. E così ecco che se un utente di Facebook prima di morire non ha lasciato disposizioni chiare la scelta su cosa fare del profilo la fa la corporation, in barba ai sentimenti e a ogni morale. Come è successo a Cristina Giordana, mamma di Luca Borgoni, il ragazzo morto scivolando lungo i fianchi del Cervino lo scorso anno. Da allora la madre ha continuato ad aggiornare il profilo Facebook del ragazzo. Tenere in vita quello spazio con le foto, i racconti, i messaggi degli amici, alla donna sembrava un modo per continuare a far vivere ancora il figlio. Poi, però, qualcuno deve aver segnalato al social che quel profilo apparteneva a una persona che non c’è più. E così Facebook ha bloccato l’accesso e l’ha trasformato in una pagina commemorativa. Perché alla piattaforma più usata al mondo interessano solo le regole e il buon senso. Ne è convinto l’avvocato Guido Scorza, specialista in diritto dell’informatica presso l’Università degli Studi di Bologna, secondo cui si deve raggionare con la legge e meno con i sentimenti.

Avvocato, era proprio necessario per Facebook bloccare l’accesso alla madre del ragazzo?
Se seguiamo la norma di legge sì. Anche perchè se è vero che a qualcuno come la mamma, può far piacere vedere che l’account continui a funzionare normalmente, è anche vero che ad altri potrebbe creare sofferenza, ad esempio quando il social ricorda un compleanno, oppure semplicemente leggere un post. Quindi in questi casi si fa subito la segnalazione.

Ma la mamma non dovrebbe avere la priorità almeno morale e decidere se è d’accordo?
Quando ci si iscrive alla piattaforma si accettano le condizioni, tutte. Se nella sostanza potrebbe essere giusto far decidere a un familiare nella pratica il social diventa l’intermediario che manca. Può essere triste ma è lecito.

Ma ci sono altre possibilità per tenere vivo un account?
In alcuni Paesi esiste la funzione “erede” che è una persona che decide l’utente stesso prima di morire, che andrà a gestire il profilo una volta che l’utente stesso verrà a mancare. Ma chi muore incidentalmente non fa in tempo a prendere questa decisione.

Manca qualcosa, ci sono delle lacune?
La lacuna è che la regola è uniforme per tutti, però il social non si può mettere certo a valutare caso per caso.

Qualcuno ha parlato anche di diritto all’oblio in questa vicenda.
Il diritto all’oblio non c’entra nulla. é valido solo sui casi di cronaca in cui gli eredi dopo un qualsiasi fatto decidano che certi argomenti vadano chiusi. E la legge in questo senso funziona.

Eppure eticamente e moralmente sembra quasi un’ingiustizia quella fatta alla mamma di Luca?
Facebook non stabilisce ciò che è giusto moralmente, stabilisce solo le regole per una comunità, ormai sempre più grande di persone, per il rispetto di tutti. E tenere vivo l’account di chi non c’è più per molti potrebbe solo essere cattivo gusto. Non tutti sono mamme e anche tra le mamme non tutte sono d’accordo. Ognuno il suo dolore lo deve vivere a suo modo. Consideri che entro il 2030 è stato calcolato che ci saranno più account commemorativi che “normali”.