Sotto sfratto a settant’anni. Rivolta e arresti nella Capitale. L’alloggio occupato era assegnato a un morto

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Un tentativo per bloccare lo sfratto di un’anziana, poi i tafferugli con i poliziotti e ieri il processo per direttissima a quattro attivisti accusati di resistenza a pubblico ufficiale. E’ solo l’ennesimo episodio, quello avvenuto in zona di Villa Gordiani, dell’annosa questione del diritto alla casa, la cosiddetta emergenza abitativa incredibilmente dimenticata dai precedenti Governi.

Una sorta di guerra tra poveri fatta di pensioni basse, punto su cui l’attuale Esecutivo è al lavoro, e lungaggini nell’attribuzione degli appartamenti di edilizia pubblica popolare, che ha portato ad un dato paradossale: su circa 750 mila immobili censiti, 41 mila risultano occupati da persone che non ne avrebbero titolo. Nulla di nuovo dunque, perché il copione è sempre lo stesso e si ripropone senza né sosta né soluzione. C’è un’anziana che vive in un appartamento, spesso di proprietà del Comune, un’ordinanza di sfratto e un gruppo di manifestanti che scende in strada per tentare di impedire il lavoro di poliziotti e vigili. Proprio quanto successo giovedì in viale della Venezia Giulia, nella periferia est di Roma, dove una settantenne ha vissuto il dramma di dover abbandonare quel luogo che, da diversi anni, chiamava casa. Non una sorpresa per lei che, complice una pensione di scarsi 500 euro, pur di assicurarsi un tetto sotto cui vivere era dovuta scendere a patti con la propria morale, finendo per fare l’unica cosa che le sembrava possibile: occupare l’abitazione.

Una situazione, questa, che già nel 2016 era finita nel mirino dei poliziotti per alcune vistose irregolarità. Infatti nell’appartamento di viale della Venezia Giulia abitava una pensionata italiana risultata priva di legami familiari con il reale assegnatario dell’abitazione. Non solo, quest’ultimo risultava addirittura deceduto da tempo come emerso dagli accertamenti dagli agenti. Inevitabile l’inizio di un lungo e doloroso contenzioso con la giustizia che, dopo mesi di patimenti, culminava con l’ordinanza di sfratto di giovedì.

Proprio quel giorno, a Villa Gordiani, l’aria era tesa. Da un lato un gruppo di attivisti dei movimenti per l’abitare giunti in soccorso dell’occupante abusiva, barricata in casa in attesa dell’inevitabile sgombero, dall’altra gli agenti e i vigili del fuoco. Minuto dopo minuto, la tensione cresceva al punto che la donna saliva su una sedia minacciando il suicidio mentre i vigili allestivano un gonfiabile sotto al terrazzino. Proprio in quegli istanti il gruppetto di attivisti tentava di entrare nell’androne del palazzo, arrivando al contatto con gli uomini della municipale. Il breve tafferuglio, consumato a suon di minacce e spintoni, veniva placato con non poca difficoltà dagli agenti anche grazie all’uso dello spray al peperoncino. A fine giornata e per questi fatti, 4 attivisti venivano fermati. Misure poi convalidate nel processo per direttissima tenuto ieri a piazzale Clodio proprio mentre fuori dalla città giudiziaria andava in scena un sit in pacifico da parte dei movimenti per il diritto alla casa.