Spostare il derby Roma-Lazio in un giorno feriale è uno schiaffo alla città e ai romani. Lotito non è il sindaco che si fa le leggi ad personam

Il calcio italiano è veramente gestito da dilettanti allo sbaraglio. Dopo l’ennesima gaffe federale sul calcio femminile e le quattro lesbiche (che si aggiunge a quella di Tavecchio ai confini del razzismo), ecco l’ultima perla. Arriva dal solito tran tran che si sta facendo per la data della finale di Coppa Italia e l’eventuale (quanto dannosissimo) spostamento del derby di Roma dalla domenica alle 15 al lunedì (o martedì) alle 15 o alle 17. Intanto partiamo dalla brutta figura dei dirigenti della Lega che non avevano avuto fiducia nella Juve. L’ipotesi dei bianconeri presenti nella finale di Berlino in Champions non era stata manco presa in esame. La data della finale di Coppa Italia era stata fissata per domenica 7 giugno, il giorno dopo l’assegnazione della Champions. Ora però va spostata perché la Juve non può giocare due finali in due giorni. La domenica è diventata un mercoledì, in quanto la stagione non può andare fino a metà giugno. Di mercoledì ce ne sono due: il 20 e il 27 maggio. E per la Lazio, l’altra finalista con la Juve, sono due date terribili. Cadono entrambe a metà della settimana dei due spareggi che i biancocelesti devono giocare in campionato per conquistare un posto nella Champions del prossimo anno (chi arriva 2° intasca subito 50 milioni di bonus), rispettivamente contro Roma e Napoli. Si è deciso per il 20 maggio ed è venuto giù il finimondo perché la Lazio ha chiesto di spostare il derby con la Roma di uno o due giorni. Una gara che – va sottolineato – prefettura e questura impongono di giocare di giorno per poter controllare bene afflusso e deflusso delle tifoserie dallo stadio e dalle vie adiacenti. Essendo la partita più ad alto rischio per scontri e incidenti (assieme a Roma-Napoli) che si possa giocare. Ma Roma è una città che nei giorni feriali lavora e le vie vicino allo stadio sono ogni pomeriggio congestionate dal traffico. Nella zona ci sono Rai, uffici, studi legali, Tribunale. La partita, in aggiunta all’ora di punta, scatenerebbe il caos, anche perché si istituisce il divieto di transito in un’area molto vasta della Capitale (da Piazzale Clodio a Ponte Milvio) e si modificano numerose linee dei bus. Che cosa dovrebbero fare tutte le persone che lavorano o vivono in quest’area o che hanno i figli nelle scuole di questo quadrante? Lotito non può guardare tutto con l’occhio del tifoso: non si può fermare la città per una partita di calcio, quindi la soluzione più adeguata sarebbe quella di giocare domenica alle 15. Anche perché la Lazio non deve giocare una gara in una trasferta di Europa League al giovedì (come vuole la prassi quando scatta il posticipo al lunedì), ma una partita in casa di mercoledì. Come fanno da decenni tutte le squadre che giocano le coppe, per poi riscendere in campo la domenica successiva in campionato. Lotito vuole le leggi ad personam. A questo punto se la finale di Coppa Italia proprio non si deve giocare di mercoledì che venga rinviata a dopo la finale di Champions. Perdere qualche giorno di vacanza vale pure la candela se in ballo c’è l’assegnazione di un trofeo. L’importante è che non siano i cittadini romani a doverci rimettere. Come accade spesso per vie di manifestazioni, cortei, scioperi. Tra l’altro nessuno pensa ai quei tifosi che hanno già comprato i biglietti del derby. Non tutti potranno disertare il posto di lavoro per andare allo stadio.