Stadio della Roma, arrestato per corruzione il presidente dell’Assemblea capitolina De Vito. L’inchiesta riguarda anche la costruzione di un albergo a Trastevere e la riqualificazione degli ex mercati all’Ostiense

di Nicola Scuderi
Cronaca

Soldi e favori per ingraziarsi la politica e realizzare importanti progetti nella Capitale. È questo l’ennesimo spin off della maxi inchiesta della Procura di Roma sul sistema corruttivo messo in piedi dall’imprenditore romano Luca Parnasi, in relazione alla vicenda dello Stadio della Roma, e che ha portato all’arresto dell’ex presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito.

Il politico, immediatamente espulso dal Movimento 5 Stelle dopo che la notizia è stata diffusa, è accusato del pesante reato di corruzione. Assieme a lui, in questo nuovo stralcio, è finito in carcere anche l’avvocato Camillo Mezzacapo mentre sono stati disposti i domiciliari per l’architetto Fortunato Pititto, quest’ultimo legato al gruppo imprenditoriale della famiglia Statuto, e per il commerciante d’auto Gianluca Bardelli.

Ma questo nuovo troncone d’inchiesta, coordinato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e sviluppato dai pubblici ministeri Barbara Zuin e Luigia Spinelli, vede coinvolte anche altre sette persone tra cui spiccano i nomi dei costruttori Claudio e Pierluigi Toti e dell’immobiliarista Giuseppe Statuto. Sotto inchiesta e a piede libero anche Paola Comito, l’avvocato Virginia Vecchiarelli e Sara Scarpari, amministratore della società Mdl srl. Tutti gli undici indagati sono accusati a vario titolo di corruzione, traffico di influenze illecite, evasioni di imposte e false fatturazioni.

Questa volta le contestazioni non riguardano il solo progetto dello Stadio della Roma. A finire nel mirino dei pm, infatti, anche un albergo vicino all’ex stazione ferroviaria di Trastevere e la riqualificazione dell’area degli ex Mercati generali di Ostiense. Quest’ultima opera chiama in causa direttamente i Toti perché, secondo la tesi dell’accusa, avrebbero conferito un incarico professionale allo studio dell’avvocato Mezzacapo, per la somma di 110 mila euro, affinché venisse oliata la macchina amministrativa e sbloccato l’iter. Di quest’importo, 48 mila euro venivano trasferiti su un conto intestato alla società Mdl srl che è riconducibile sia all’avvocato che a De Vito.

Proprio questi soldi, come si legge nelle 260 pagine dell’ordinanza firmata dal gip Maria Paola Tomaselli, sarebbero il “prezzo della mediazione illecita”. Modus operandi del tutto identico a quello che coinvolge, in relazione alla costruzione di un albergo a Trastevere, l’immobiliarista del lusso Statuto. In questo caso, l’incarico affidato allo studio legale dell’arrestato era quantificato in oltre 24 mila euro di cui 16 mila finivano sui conti della Mdl. Ricevuti i soldi, così come si evince dalla lettura del copioso carteggio, entrava in scena De Vito.

L’ex grillino attraverso Gabriella Raggi, ossia la capo segreteria dell’assessore all’Urbanistica Luca Montuori, faceva pressioni per tentare di “condizionare il processo decisionale relativo al rilascio dei permessi a costruire”. Proprio segretaria e assessore, entrambi non indagati, sono stati sentiti ieri pomeriggio in qualità di persone informate sui fatti. Previsto per questa mattina, invece, l’interrogatorio di garanzia dell’ex pentastellato De Vito.

Tutto ha avuto origine dall’indagine che ha travolto il costruttore romano Parnasi. Proprio l’uomo, dopo diversi mesi in prigione, aveva deciso di raccontare tutto ai pm. Dichiarazioni scottanti per le quali sono già finite sotto processo 18 persone perché coinvolte nel sistema corruttivo voluto dal costruttore per risolvere la questione dello Stadio della Roma che dovrebbe sorgere a Tor di Valle. Tra gli indagati, in uno dei tronconi tutt’ora aperti, c’è anche l’ex tesoriere Pd Francesco Bonifazi.

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