Standard and Poor’s delude i gufi e conferma il rating dell’Italia, anche se con prospettive negative. La prova che il vero problema è Bruxelles

dalla Redazione
Economia

L’agenzia di rating Standard and Poor’s ha confermato il rating dell’Italia a livello BBB mentre ha rivisto l’outlook, cioè le prospettive del Paese, da stabile a negativo, preludio di possibili futuri declassamenti. Il rating dell’Italia resta, dunque, due gradini al di sopra del temuto “speculative grade”, comunemente chiamato “junk” (spazzatura). S&P “non si aspetta più” che il debito italiano rispetto al pil continui a calare sottolineando che il piano del Governo si base su stime del pil ottimiste.

Per Standard and Poor’s la misura dell’annullamento parziale della legge Fornero, se attuata in pieno dall’esecutivo Conte, “invertirà i guadagni della precedente riforma” minacciando “la sostenibilità di lungo termine dei conti pubblici”. Per quanto riguarda la manovra: “pesa sulle prospettive di crescita” e ha “eroso la fiducia degli investitori” e “potrebbe intaccare l’acceso delle banche al mercato dei capitali”. La stessa agenzia di rating prevede una crescita del Pil dell’1,1 per cento nel 2019 in Italia, all’1 per cento nel 2020 e allo 0,9 per cento nel 2021. E l’aumento dei rendimenti sui titoli di stato italiani ha effetti negativi sull’accesso delle banche ai finanziamenti sul mercato dei capitali: “un ulteriore aumento dei rendimenti potrebbe ridurre la capacità delle banche di finanziare l’economia italiana”.

Standard & Poor’s prevede, inoltre, un deficit al 2,7 per cento del Pil nel 2019, al 2,5 per cento nel 2020 e al 2,4 per cento nel 2021. Il debito-Pil resterà invariato al 128,5 per cento nel 2019, poi 128,3 per cento nel 2020 e 128,4 per cento nel 2021. “L’outlook negativo – si legge nella nota di S&P – riflette il rischio che la decisione del governo di aumentare ulteriormente i prestiti pubblici, oltre ad esacerbare la già debole posizione di bilancio dell’Italia, soffochi l’incipiente recupero del settore privato”.

“A nostro avviso – scrive ancora l’agenzia di rating -, le impostazioni di politica fiscale ed economica del governo italiano stanno pesando sulle prospettive di crescita del paese, un driver critico per la traiettoria del rapporto debito pubblico/Pil”. “La nuova coalizione di governo – afferma ancora S&P – ha preso misure che riteniamo aumentino sostanzialmente l’incertezza politica”. I piani del Governo hanno portato a un “confronto” con le istituzioni interne ed Europee, ma Standard & Poor’s sottolinea anche di non attendersi che il governo metterà in dubbio l’appartenenza italiana all’area euro.

“E’ un film già visto. Le agenzie di rating non si sono accorte della crisi mondiale? In Italia non saltano né banche né imprese” ha commentato il vicepremier Matteo Salvini. “Le agenzie di rating non misurano il benessere dei cittadini di un Paese, ma chi aspettava Standard&Poor’s per continuare a remare contro il governo oggi ha avuto una brutta sorpresa” commenta su Twitter Luigi Di Maio. “Il rating dell’Italia – aggiunge il vicepremier – è stato confermato. Andiamo avanti! Il cambiamento sta arrivando”.

“Standard & Poor’s lascia invariato il suo rating sul debito dell’Italia. Riteniamo che questo giudizio sia corretto alla luce della solidità economica del Paese: l’Italia è la settima potenza industriale al mondo e la seconda manifattura europea” afferma in una nota il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “La competitività delle nostre imprese – prosegue il premier- ci permette di avere un surplus commerciale consistente e il risparmio delle famiglie italiane è solido. In merito alla decisione di portare in negativo l’outlook italiano e ad alcuni giudizi negativi sulla manovra economica, siamo fiduciosi che mercati e istituzioni internazionali comprenderanno la bontà delle nostre misure. Con la manovra economica, evitiamo una stretta recessiva e rilanciamo la crescita grazie agli investimenti e ad un programma di profonde riforme strutturali. L’Italia è saldamente collocata all’interno dell’Unione europea e non c’è alcuna possibilità di uscita dall’Ue o dall’eurozona. Il governo – conclude Conte – è al lavoro per far ripartire il Paese su un sentiero di crescita e in direzione dello sviluppo sostenibile”.