Pochi e con stipendi da fame. Infermieri pronti alla guerra: il 23 febbraio scioperano insieme ai medici

di Monica Tagliapietra
Cronaca

La misura è colma. Contratti  bloccati da dieci anni, turni di lavoro massacranti e addirittura stipendi ridotti per pagare aggiornamenti e assicurazioni obbligatorie. Dopo il fallimento della mediazione con Governo e Regioni, gli infermieri, snobbati da tutti, sono pronti allo scontro e allo sciopero.

Uno sciopero che si unirà il prossimo 23 febbraio a quello dei medici e che rischierà di mandare in tilt la sanità italiana, ma che avrà un importante valore politico perché capiterà a ridosso delle elezioni. Il comparto ritiene inaccettabile la carenza di risorse che li obbliga a deroghe indiscriminate alle ore di riposo giornaliere e al riposo settimanale, in barba alla normativa europea che prevede un distacco di undici ore da un turno all’altro. Non sarà certo la mancetta di settanta euro medi promessi e tra l’altro mai arrivati, che potrà colmare il vuoto di una retribuzione adeguata e una bozza contrattuale di totale regressione. Un infermiere prende uno stipendio medio di 1.400 euro, ha spiegato Daniele Carbocci, Segretario amministrativo del Nursind (Sindacato principale delle professioni infermieristiche), e può arrivare massimo ad un aumento di cento euro se fa turni e notti. Una miseria se si considera che con la Legge Gelli il settore, come quello dei medici, è obbligato ormai a pagarsi l’assicurazione e anche l’aggiornamento professionale continuo.

“La finanziaria non ha tagliato ma neanche ha aggiunto i fondi e ora servono 800 milioni di euro per pagare il minimo aumento previsto”, ha commentato Carbocci. Soldi che dovrebbe dare il Governo o le Regioni e che invece ora verranno presi dal Fondo Sanitario Nazionale, che invece dovrebbe mantere l’intero Sistema già carente. Ma non solo. La nuova bozza contrattuale non prevede scatti di carriera e non rispetta la normativa Europea. Questo si traduce, spiega ancora Carbocci, con turni massacranti di oltre dodici ore, che l’azienda motiva come esigenza di servizio. Quindi significa che un infermiere può anche rimanere al tavolo operatorio per un giorno intero, senza neanche una pausa. Una situazione assurda che potrebbe arrivare a far lavorare un operatore sanitario anche 48 ore, in un settore dove la lucidità è fondamentale.

Ora gli infermieri sono davvero stanchi di aspettare. Vogliano riprendersi la dignità di lavoratori che si traduce in un’adeguata retribuzione e condizioni minime e degne di una società civile.