Sui giochi non c’è Dignità. La norma a rischio bocciatura. Pubblicità vietata alle società di scommesse. Razzante: “Favore a mafie e aziende straniere”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

“Un controsenso paradossale. Da una parte si frena la delocalizzazione, dall’altra con la norma che vieta alle società di gioco di fare pubblicità, si spingono le stesse società ad andare all’estero. Senza parlare delle ricadute occupazionali”. Non ha dubbi il professor Ranieri Razzante, presidente dell’Aira (Associazione Italiana dei Responsabili Antiriciclaggio), sulla misura relativa alla pubblicità dei giochi, contenuta nel Decreto Dignità.

Però in questo modo si frena il fenomeno della ludopatia.
Non è dimostrato scientificamente che ci sia una relazione tra pubblicità e ludopatia. Certamente non è indotta dalla pubblicità, così come l’alcolismo. Non è che se vedo la pubblicità dell’amaro, bevo più amaro. Ma il problema è soprattutto un altro.

Ci dica.
Il principio della libertà d’impresa permette e deve permettere di fare pubblicità, specie se questo qualcuno è concessionario dello Stato.

Non c’è, però, il rischio che le pubblicità siano ingannevoli e fomentino il gioco?
A fini antimafia e antiriciclaggio le società italiana dei giochi sono le più controllate d’Europa. Alle società legali e attente  – circa le regole da seguire per la trasparenza verso i giocatori – viene tolta la possibilità di gareggiare sul mercato.

Quali potrebbero essere le conseguenze?
Innanzitutto, se io non posso pubblicizzare i miei prodotti, fallisco e creo disoccupazione. Parliamo di 130mila e oltre addetti del settore. Ma ci sono altri rischi ancora più grandi.

Quali?
Rischiamo di favorire la concorrenza straniera che, verosimilmente, non verrà toccata dal provvedimento. In più molte nostre società si delocalizzeranno andando a fare loro pubblicità all’estero. Altre utilizzeranno  siti all’estero così da aggirare il problema. Forse pochi lo sanno, ma la maggior parte della pubblicità del gioco avviene tramite siti internet che non sono controllabili, ed un vero e proprio spamming sui nostri pc.

Un nervo scoperto che rimarrà tale, insomma.
Esattamente. Così rischiamo di colpire solo la pubblicità legale. Non risolviamo la questione dell’online, siccome questo tipo di pubblicità non sembra interessata dal divieto. E aggiungo:  un divieto di pubblicità ingannevoli esiste già. I nostri Monopoli di Stato esercitano controlli persistenti su spot e siti illegali.

Se così stanno le cose, cosa potrebbe accadere?
Il pericolo è avvantaggiare il gioco illegale. Nel momento in cui freni la pubblicità legale e dunque le società legali, se io sono un ludopata, mi rivolgerò alle bische della criminalità, andrò alle videolottery controllate dalle mafie oppure su siti abusivi. E nel frattempo costringi l’operatore italiano, che nel mentre perde posti di lavoro, a delocalizzarsi.

Come ci si comporterà con i contratti in essere?
Altro grosso punto di domanda: non è specificato chi paga nel caso in cui i contratti dovranno essere rescissi. Ci potrebbe essere un enorme danno indiretto e nemmeno si sa chi dovrà farsene carico.

Dobbiamo aspettarci ricorsi?
Credo che già siano stati preparati. È un provvedimento che potrebbe andare contro la libertà d’impresa, previsto dall’articolo 41 della Costituzione.

Ci sono profili d’incostituzionalità?
A mio parere sì. Anche perché si è intervenuti con un decreto legge, altra grossa stranezza.

Non ci dica, però, che sul gioco non si debba intervenire…
Certo. Ma non su quello legale, che è il più controllato del mondo. Il problema è il gioco illegale. Lo Stato deve prevenire la ludopatia, certo, ma non vietando la libertà d’impresa.

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