Sul regolamento del Senato è assalto alla diligenza. Presentati 80 emendamenti. Sui cambi di casacca si rischia l’ennesimo bluff

di Giorgio Velardi
Politica

Dovrà essere approvato a maggioranza assoluta entro mercoledì 20 dicembre, anche se entrerà in vigore solo dalla prossima legislatura. “Loro dicono che ce la faranno, ma io non credo…”, dice caustico il capogruppo della Lega al Senato, Gian Marco Centinaio, che spegne i facili entusiasmi del suo omologo del Pd, Luigi Zanda (“c’è un accordo complessivo”). L’oggetto del contendere è la riforma del regolamento di Palazzo Madama, attesa da un decennio circa e arrivata adesso, contrariamente a quanto successo alla Camera, dove c’è stata una fumata nera, all’ultimo miglio. Ma con la legislatura agli sgoccioli può succedere di tutto.

Tanto più che sul testo, sul quale la Giunta del regolamento ha già dato l’ok, sono piovuti 80 emendamenti. Alcuni dei quali, se approvati, modificherebbero in maniera sostanziale la versione uscita un mese e mezzo fa dall’organismo guidato dal presidente Piero Grasso. Come due di quelli del leghista Roberto Calderoli. Se infatti nella versione in discussione c’è scritto che solo i partiti che si sono presentati alle elezioni potranno costituirsi in gruppi, o singolarmente o come coalizione alla quale hanno aderito purché, è specificato ancora, abbiano 10 componenti, il vicepresidente del Senato avanza l’idea di dimezzare il loro numero (5). Lo stratagemma per arginare il fenomeno dei cambi di casacca, esploso durante questa legislatura (535 quelli finora censiti da Openpolis), rischia così di diventare nient’altro che un pannicello caldo. Sempre Calderoli propone che, al senatore che cambierà gruppo per deliberazione di quello di provenienza o in caso di scioglimento o fusione con altri gruppi parlamentari, non si applichi la norma anti-transfughi che prevede la cessazione dagli incarichi in Ufficio di presidenza di commissione e di vicepresidente e segretario in Ufficio di presidenza del Senato. Serenella Fucksia (Federazione della Libertà) vuole invece che all’interno del Gruppo Misto non venga ammessa la costituzione di componenti autonome, mentre Lucio Malan (Forza Italia) chiede di mettere un freno al diluvio di proposte di modifica ai disegni di legge (un tema caro allo stesso Calderoli).

Come? “Su ciascun provvedimento ogni gruppo non può presentare un numero di emendamenti superiore a quello dei suoi componenti moltiplicato per venti, con un massimo di cinquecento”. Una rivoluzione, invece, quella prevista dall’emendamento di Manuela Serra (M5S): “Il Presidente può consentire la presenza in Aula dei figli delle senatrici durante il periodo di allattamento”. Oggi invece “nessuna persona estranea al Senato può introdursi od essere ammessa nell’Aula durante le sedute”, recita l’art. 70.

Twitter: @GiorgioVelardi