Sulla legge elettorale i soliti interessi di bottega. Così l’Italia rischia di essere ancora ingovernabile

di Giorgio Velardi
Politica

C’è solo una certezza, al momento, su una partita, quella della legge elettorale, che le forze politiche che siedono in Parlamento stanno giocando d’azzardo. E cioè che se si procederà di questo passo, tra veti incrociati e interessi di bottega, l’anno prossimo andremo a votare con i due sistemi in vigore, quelli consegnatici dalla Consulta: proporzionale con premio alla lista che supera il 40% alla Camera e proporzionale puro, con una soglia su base regionale dell’8% per le coalizioni o i partiti che corrono da soli, e del 3% per i partiti all’interno delle coalizioni al Senato. Il risultato? Lo conosciamo già: la palude, l’ingovernabilità.

In barba al vecchio adagio per il quale “errare è umano, perseverare è diabolico”, infatti, anche il Rosatellum – il testo base presentato mercoledì dal Pd dopo il ritiro della proposta-Mazziotti – non ha i numeri per passare. È sgradito a Forza Italia, l’hanno bocciato i 5 Stelle, e anche Alternativa popolare (il partito di Alfano), vista la soglia di sbarramento al 5% che la condannerebbe a scomparire dalle Aule, ha opposto resistenza. Con una motivazione che, se non fossimo abituati a leggere tutto e il contrario di tutto, farebbe notizia: “Non prevede la scelta diretta dei parlamentari da parte dei cittadini”. Come se il Porcellum, il proporzionale con liste bloccate col quale questo Parlamento è stato eletto quattro anni fa, la prevedesse. Il nocciolo della questione resta Palazzo Madama. Dove nemmeno la più strampalata delle maggioranze riuscirebbe ad approvare una qualsiasi proposta. I continui cambi di casacca, diventati una prassi consolidata in nome dell’art. 67 della Costituzione, hanno trasformato l’Aula in un Vietnam. Ci sono 10 gruppi, ma nel Misto si contano altrettante sigle: da Fare! a Movimento X, da Insieme per l’Italia all’Idv etc.

Come se non bastasse, poi, ci ritroviamo con un partito, il Pd, che due anni fa ha blindato con la fiducia una legge (l’Italicum) che non solo mezza Europa non ci ha copiato, ma che lo stesso Renzi è arrivato a sconfessare una volta che Mazziotti avrebbe voluto estenderla al Senato. Il presidente della Repubblica ha chiesto l’omogeneizzazione dei sistemi. Vedremo se a questo Parlamento è rimasto un minimo d’orgoglio.

Tw: @GiorgioVelardi