Tagli sulla salute delle donne. Dopo il fertility day la pillola anticoncenzionale a pagamento, l’Aifa fa un regalo alla Lorenzin

Risparmiare sulla pelle dei più deboli. La pillola anticoncezionale diventa a pagamento per una decisione che l’Aifa ha preso per ragioni economiche.

isparmiare sulla pelle dei più deboli. Così la pillola anticoncezionale diventa a pagamento per una decisione che, ufficialmente, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha assunto per una ragione economica. Sì proprio così: la sanità risparmia un po’ di soldi, scaricando tutte le spese sulle tasche delle donne. Ma l’Aifa ha fatto un doppio piacere alla ministra della Salute, Beatrice Lorenzin: ridurre i costi del sistema sanitario nazionale e assestare colpo alla prevenzione della maternità. Un prosieguo perfetto del Fertility Day. “La decisione è coerente con le politiche del Governo. La Lorenzin continua con lo smantellamento dei consultori. Questi farmaci erano infatti usati da persone da persone di ceti meno abbienti, anche se la gran parte già acquista quelli non gratuiti”, ha attaccato Beatrice Brignone, deputata di Possibile e prima firmataria di un’interrogazione alla Camera, sottoscritta anche dal leader del movimento Pippo Civati.

CIRCOLARE
Tutto nasce con la disposizione dell’Aifa che spostato di alcuni farmaci, della categoria contraccettivi orali, dalla fascia A (quelli mutuabili) alla fascia C, quindi a pagamento. La decisione risale allo scorso mese di luglio, ma solo il 26 settembre 2016, proprio in coincidenza con la giornata mondiale della contraccezione, alle farmacie è stata inviata la circolare che informava della nuova classificazione. Così la prevenzione delle gravidanze e la tutela della salute delle donne sono diventate onerose. “Inserire i contraccettivi orali in fascia C non significa soltanto togliere un servizio – fino a due mesi fa a carico del servizio sanitario nazionale – ma anche non considerare tali farmaci indispensabili per la cura e la prevenzione di alcune patologie di cui spesso le donne soffrono”, si legge nell’interrogazione. Le pillole sono prescritte dai medici per salvaguardare l’utero e le ovaie evitando la crescita di fibromi o cisti ovariche. Ma non solo. “Inserendoli nei farmaci a carico del paziente vengono anche negati i diritti alla maternità consapevole e alla libertà di autodeterminazione di cui ogni donna ha diritto di scelta, diritti che devono essere salvaguardati nel rispetto delle normative nazionali e internazionali”, ha precisato Brignone.

ALTRE PROTESTE
Anche la Federconsumatori ha messo nero su bianco il proprio malumore per la decisione dell’Aifa: “Si tratta – ha attaccato l’associazione dei consumatori – di una logica assolutamente inaccettabile, che antepone le esigenze di bilancio alla salute e alle necessità delle pazienti”. Perciò la questione sarà affrontata in Parlamento: la Brignone ha chiesto alla ministra Lorenzin di “assumere iniziative per riportare gli anticoncezionali orali nell’elenco dei farmaci di fascia A”. E la deputata di Possibile ha lanciato il suo affondo: “Bisognerebbe investire di più sulla contraccezione che sul fertility day. Questo è un problema serio che riguarda le donne. Ma la Lorenzin proprio non vuole parlare di prevenzione”.