Taglio al numero dei parlamentari. Altro via libera senza imboscate. La maggioranza supera il test degli scrutini segreti. Respinto il tentativo del Pd di rimandare le votazioni

di Caris Vanghetti
Politica

La riduzione del numero dei deputati e dei senatori si avvicina. Ieri, dopo il tentativo del Partito Democratico di rinviare in commissione la legge di riforma costituzionale, presentata dal Movimento 5 Stelle per tagliare le poltrone di 345 parlamentari, sono iniziate le votazioni nell’Aula della Camera. Con una seduta infuocata è cominciata la seconda (il Senato l’ha già approvata la prima volta), delle quattro letture a cui devono essere sottoposte le modifiche costituzionali.

Il partito di Nicola Zingaretti ha attaccato duramente il presidente della Camera, Roberto Fico, colpevole a suo avviso, di aver dichiarato inammissibili circa una ventina di emendamenti del Pd. Critiche, queste ultime, respinte dal mittente dalla terza carica dello Stato che ha detto ai parlamentari del Pd “In discussione generale le opposizioni hanno sollevato giudizi critici sulla valutazione da me espressa nella lettera inviata al presidente della commissione Affari costituzionali sulla inammissibilità di alcuni emendamenti sostenendo che la presidenza” abbia favorito la maggioranza, “riducendo così il suo ruolo di garanzia a una mera funzione di ratifica passiva e con l’intento di evitare votazioni su emendamenti che avrebbero messo in difficoltà uno dei gruppi di maggioranza.

Si tratta di affermazioni tanto gravi quanto prive di ogni fondamento”. Per il deputato dem, Stefano Ceccanti, “Il punto è che la maggioranza, con la copertura assoluta del presidente della Camera, temeva di votare contro alcuni emendamenti, da quello sull’unica Camera con 500 componenti a quello per il voto ai diciottenni al Senato, e ha quindi deciso di ripararsi dietro l’idea di una riforma chirurgica dei soli numeri dichiarando inammissibili i più importanti emendamenti migliorativi”. Il Partito Democratico sperava nelle votazioni a scrutinio segreto per cambiare la riforma dei 5 Stelle, ma alla prova dell’aula la maggioranza ha retto.

Infatti l’articolo 1 della legge, che porta da 630 a 400 il numero dei deputati, è stato approvato con 344 voti, 2 in più della maggioranza costituita da Lega e Movimento 5 Stelle, i quali alla Camera dispongono di 342 voti. Per questo articolo sono stati presentati due emendamenti del Pd, che sono stati votati con lo scrutinio segreto, una scelta che ha provocato qualche fibrillazione nella maggioranza per il timore dei franchi tiratori. Ma Lega e Movimento 5 Stelle hanno retto alla prova dei numeri e hanno bocciato entrambi gli emendamenti. Oggi però, prima dell’appovazione finale da parte della Camera ci sarnno da affrontare altre votazioni segrete.

Per il ministro per i Rapporti con il Parlamento, il pentastellato Riccardo Fraccaro, il voto di ieri “E’ motivo di grande soddisfazione. Dopo l approvazione da parte di Palazzo Madama, con il voto contrario del Pd, il taglio dei parlamentari si appresta a completare la seconda lettura e arriva dunque al giro di boa: il cambiamento è nei fatti, manteniamo i nostri impegni realizzando le riforme che i cittadini invocano da anni”. “Tagliare 345 parlamentari – ha proseguito Fraccaro – consentirà a Camera e Senato di rispondere meglio alle istanze del Paese nell’ottica di una funzionalità più snella, allineando così l Italia agli standard degli altri Paesi europei che hanno tutti un numero inferiore di rappresentanti”.