I talk faranno la fine dei dinosauri. Gli ascolti crollano. Renzi usa Rambo per demolirli. Noiosi e lunghi. Hanno ucciso la seconda serata

I talk show fanno notizia più sui giornali che in tv. I primi sono pronti a raccontare e fomentare anche la minima polemica. Sul piccolo schermo invece gli ascolti sono ai minimi storici perché conduttori e ospiti finiscono per annoiare il telespettatore. Poi la durata del talk è troppo lunga. Ha praticamente ammazzato la seconda serata. Di vantaggio c’è solo quello dei costi bassi, che però alla fine fanno diventare bassi pure gli ascolti. Forse i soli faccia a faccia tra i leader potrebbero fermare l’emorragia di share. Renzi contro Salvini, Grillo contro Berlusconi avrebbero sicuramente il pubblico di Santoro dei tempi d’oro. Ma i big non accettano gli scontri diretti e rifiutano perfino l’uno contro tutti, una formula che appassiona più della solita cantilena salottiera.

L’ARMA DI RAMBO
Per fortuna che c’è Renzi a muovere le acque stagnanti. L’arma di Rambo è stata già usata in più occasioni per sterminare le velleità di Giannini e Floris, i suoi principali nemici. Dai quali non sembra proprio intenzionato ad andare come ospite. «Credo che Renzi e i suoi vedano chi siano i telespettatori – dice Nicola Porro, conduttore di Virus ai microfono di Un giorno da pecora – Noi abbiamo un pubblico di centrodestra e loro pensano di beccare in quel pubblico consenso elettorale». Di recente anche due esperti di tv come Carlo Freccero e Andrea Scrosati, il primo ex direttore di Rai4 e ora nel cda di Viale Mazzini, il secondo Vice presidente di Sky Italia. Per Freccero è necessario ristabilire la seconda serata. Per Scrosati i talk devono lasciare i salotti e passare alle docu-serie con nuovi linguaggi e più storie da raccontare.

BOTTE DA ORBI
Continua la guerra fredda, combattuta a suon di comunicati, tra Sky e Mediaset. Ormai più che della Champions League a tenere banco è la fuga dalla piattaforma satellitare di Murdoch dei tre canali generalisti del Biscione. Secondo Gina Nieri, del cda Mediaset, la decisione di lasciare la piattaforma Sky ci soddisfa: «I contatti sui tasti 104, 105 e 106 con noi erano 2,7 milioni, oggi sono 800 mila. Inoltre in prima serata Canale 5 è cresciuta dell’1,5%». Pronta la replica di Sky: «Anche gli inserzionisti che investono sui canali Sky sono contenti. Non sono infatti i tasti a fare ascolti ma i canali. I contatti diminuiti non sono attribuiti alla piattaforma Sky ma ai tre canali Mediaset, mentre tutti i contatti registrati sono ascolti aggiuntivi per i canali che li hanno sostituiti».

TGCOM 24
Retequattro, Canale 5 e Italia 1 non ci sono più sulla piattaforma di Sky. Chissà perché al tasto 509 è rimasto TgCom24. Per coerenza e spirito aziendale il Biscione avrebbe dovuto oscurare anche il canale delle allnews. Forse è restato perché il suo share decimale incide poco o nulla sui contatti. Tra i due litiganti è la Rai che gode. Ha ottenuto Rai4 sul tasto 104, al quale Sky girerà le serie internazionali. In più dovrebbe fare cassa perché il servizio pubblico va remunerato, come stabilisce l’AgCom (110 milioni in tre anni?). Ora bisognerà vedere se le produzioni cedute da Sky a Rai4 verranno scalate dalla remunerazione.