Tangentopoli bis a Milano. Altri sospetti sulla Comi. Spunta una seconda strana consulenza. E per i magistrati che ce ne sarebbero ancora

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca
LARA COMI

Si chiamano consulenze ma a volte nascondono altro. Progetti spesso validi ma che talvolta, in una minoranza rumorosa di casi, vengono pagati a caro prezzo e con il solo scopo di foraggiare il politico di turno palesandosi per quello che sono ossia puri e semplici finanziamenti illeciti ai partiti. Questo almeno quanto appurato dai magistrati di Milano nella maxi inchiesta sulla tangentopoli lombarda che, ormai quotidianamente, si arricchisce di particolari e indagati, con le ultime rivelazioni che stanno continuando ad imbarazzare l’eurodeputata forzista Lara Comi a cui ora contestano anche una seconda consulenza fasulla da 38 mila euro.

TANTI SOLDI. Eh già perché se due giorni fa la candidata alle europee era stata chiamata in causa per una consulenza fittizia da 31mila euro, pagata dall’imprenditore e presidente della Confindustria lombarda Marco Bonometti, ora è spuntata la seconda corrisposta dall’ente Afol Città metropolitana. Quasi 70mila euro complessivi che ora la fedelissima del Cavaliere dovrà in qualche modo spiegare. E di punti oscuri ce ne sono diversi a partire dal fatto che la consulenza pagata da Bonometti nel 2019, si basa in larga misura su di una tesi di laurea che è gratuitamente disponibile online dal lontano 2015.

Come se non bastasse l’allora studente della Luis di tutto ciò non ne sapeva nulla e infatti starebbe valutando la possibilità di rifarsi in tribunale. Eppure il sospetto legittimo che aleggia nella Procura meneghina è che di soldi potrebbero essercene molti altri, ricevuti sempre con il medesimo stratagemma delle perizie fittizie corrisposte alla società di comunicazione Premium Consulting, quest’ultima legata alla Comi. E infatti proprio in queste ore, gli investigatori starebbero vagliando un ulteriore consulenza sospetta da 40 mila euro pagata da un altro imprenditore.

POLITICA NEL PALLONE. Ma se la Comi non ride, è l’intera Forza Italia in Lombardia che piange. Infatti l’inchiesta su una presunta rete di corruzione estesa tra la Lombardia e il Piemonte era partita in quarta puntando il dito soprattutto sui politici legati al partito di Silvio Berlusconi. Basti pensare che tra i 43 arrestati spiccavano proprio i nomi del consigliere comunale milanese e vice coordinatore regionale di Forza Italia Pietro Tatarella, tra l’altro candidato alle Europee nella circoscrizione di Nord-Ovest, il sottosegretario azzurro all’area Expo della Regione Lombardia Fabio Altitonante, l’ex coordinatore provinciale di FI a Varese Gioacchino Caianiello, quest’ultimo considerato il burattinaio dell’intero sistema illecito e già condannato in via definitiva per concussione nel lontano 2017. Senza dimenticare che tra gli indagati figura anche il deputato azzurro Diego Sozzani, anch’esso accusato di finanziamento illecito ai partiti, per il quale i magistrati avevano avanzato una richiesta alla Camera per ottenere l’autorizzazione agli arresti domiciliari.