Tanto rumore per nulla. La corruzione in Campidoglio non travolge il Movimento Cinque Stelle. Frongia verso l’archiviazione

di Nicola Scuderi
Cronaca

Indagato senza aver preso un soldo e già archiviato. È l’ultimo clamoroso sviluppo nel caso della corruzione in Campidoglio nell’ambito dell’inchiesta sullo Stadio della Roma e che, non più tardi di due giorni fa, sembrava prendere una piega complicata per il grillino Daniele Frongia. Nei confronti dell’Assessore allo Sport, Politiche Giovanili e Grandi Eventi di Roma, difeso dagli avvocati Alessandro Mancori ed Emiliano Fasulo, era scattata l’accusa di corruzione perché chiamato in causa dal costruttore Luca Parnasi. Ma dopo nemmeno 24 ore di passione per il fedelissimo della Raggi, i magistrati di piazzale Clodio hanno deciso di preparare la richiesta di archiviazione nei suoi confronti su cui dovrà pronunciarsi il gip del tribunale di Roma.

L’iscrizione di Frongia al registro degli indagati era scattata dopo che l’imprenditore romano, finito agli arresti, lo aveva tirato in ballo raccontando di quando aveva chiesto all’Assessore di segnalargli qualcuno da assumere in una delle sue società che si occupava di relazioni con le istituzioni. Così il braccio destro della Raggi, seppur riluttante e spiazzato, finiva per fargli il nome di un’amica 30enne la cui assunzione, tra le altre cose, sfumò per via dell’arresto del costruttore romano. Una vicenda per la quale il grillino, seppur convinto della propria estraneità ai fatti, aveva deciso di autosospendersi dal Movimento in quello che appare, specie per il panorama politico italiano, come un gesto di straordinaria responsabilità.

Ma se la vicenda che ha coinvolto Frongia presto finirà nel dimenticatoio per effetto dell’archiviazione, non si può di certo dire che lo stesso destino toccherà all’intera indagine. Anzi, col passare dei giorni le attività del procuratore aggiunto Paolo Ielo e dei pubblici ministeri Luigia Spinelli e Barbara Zuin si intensificano. Nel nuovo stralcio sulle mazzette pagate da imprenditori e costruttori per oliare la macchina amministrativa e superare ogni tipo di impedimento, tanto politico quanto burocratico, sono ancora molti i punti oscuri che la Procura intende a chiarire.

Dopo i quattro arresti di mercoledì, tra cui quello dell’ex M5S ed ex Presidente del Consiglio comunale di Roma Capitale Marcello De Vito, a piazzale Clodio è letteralmente iniziato un via vai di personaggi di spicco del Campidoglio. Tutto è cominciato con gli interrogatori di garanzia degli arrestati con in prima fila quella dell’ex pentastellato che ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere a differenza dell’avvocato Camillo Mezzacapo, anch’esso finito in carcere per corruzione, che ha deciso di rispondere alle domande del gip Maria Paola Tomaselli negando ogni addebito.

Ieri, invece, sono andati in scena altri tre importanti interrogatori che hanno coinvolto alcuni tasselli dell’amministrazione capitolina. Tra queste anche le audizioni fiume, durate fino a tarda sera, nel corso delle quali sono stati sentiti come persone informate sui fatti i consiglieri 5 Stelle Donatella Iorio, presidente della Commissione Urbanistica, e Alessandra Agnello, quest’ultima a capo della Commissione Lavori Pubblici. Secondo quanto trapela da fonti ben informate, le due presidenti sono state sentite perché le loro Commissioni si sono occupate di alcuni progetti al centro della indagine, tra cui proprio il nuovo stadio della Roma.

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