Tassa Capitale. Così i vecchi debiti di Roma pesano sulle tasche degli italiani. La Raggi aveva chiesto di gestirli ma Palazzo Chigi mantiene il commissario

di Stefano Sansonetti
Economia

Nel bailamme romano, con il Campidoglio in imbarazzo per l’ultima inchiesta sullo Stadio, spunta fuori un altro bel fastidio per la giunta di Virginia Raggi. In gioco c’è l’aspro confronto con il Governo centrale per la gestione dell’ormai famoso debito pregresso, assegnata fin dal 2008 a un Commissario di nomina governativa. Ebbene, sono almeno sei mesi che questa gestione si trova di fatto impantanata. Dettaglio tutt’altro che trascurabile, se si considera che il passivo ammonta ancora a 12 miliardi di euro, in pratica l’eredità lasciata da Walter Veltroni a Gianni Alemanno, e costa a tutti gli italiani 500 milioni l’anno, tra tasse generali (300 milioni) e super addizionale comunale a carico dei romani (200 milioni). Ma perché per la Raggi, e per il suo ultimo assessore al bilancio, Gianni Lemmetti, si tratta di un brutto colpo? Per capirlo bisogna risalire al 20 dicembre del 2017.

Dopo le dimissioni dell’allora Commissario Silvia Scozzese, che era già stata assessore al bilancio con Ignazio Marino, la Raggi comunicò di aver avuto un colloquio telefonico con l’allora premier, Paolo Gentiloni, per valutare “l’affidamento alla sindaca del ruolo di Commissario al debito”. Tale affidamento, incalzò Lemmetti, “sarebbe finalizzato a giungere, entro il prossimo anno, alla definitiva chiusura della gestione commissariale. Consentirebbe infatti una rapida ricognizione delle partite reciproche con la gestione ordinaria del bilancio, del debito complessivo e dei pagamenti dovuti a cittadini e imprese”. Del resto, nella campagna elettorale per diventare sindaca, la stessa Raggi aveva promesso un alleggerimento degli effetti di questo debito sui romani, in particolare per quanto riguarda i 200 milioni di super addizionale comunale Irpef. Nell’ottica della sindaca, e di Lemmetti, la riconduzione al Campidoglio della gestione dello stock passato avrebbe rappresentato il tassello per provare a onorare quelle promesse. Invece lo scorso 12 aprile il Governo Gentiloni, dopo le elezioni e con i piedi già fuori da palazzo Chigi, ha deciso di nominare un nuovo Commissario, Alessandro Beltrami, già collaboratore della Scozzese e già direttore generale del Comune di Brescia.

Il pantano –  Il problema è che anche dopo questa nomina la Gestione commissariale ha potuto fare poco, visto che si attendeva la formazione del nuovo Governo, intervenuta a inizio giugno. Sul sito della medesima Gestione commissariale, i pagamenti ai creditori sono aggiornati solo al 14 marzo 2017. Nei primi due masi e mezzo di quell’anno i versamenti a enti pubblici, personale, banche e privati ammontavano a 111,9 milioni (erano stati 584 milioni nel 2015 e 501 milioni nel 2016). Nel frattempo tutti gli italiani, dalla Val Pusteria alla Valle dei Templi, continuano con le loro tasse a sostenere il peso del debito pregresso del Campidoglio. E la Raggi e Lemmetti si ritrovano con margini di azioni ristretti. Anche perché il Governo, con un peso leghista crescente, rischia di non essere così amico come si sperava.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *