Tassa occulta sui sacchetti di plastica. L’ultimo pacco ai consumatori. Fa festa solo una manager vicina a Renzi

di Sergio Patti
Economia

Gli italiani sono masochisti, felici di essere tassati anche per comprare solo una mela. Il responso, incredibile, ma vero, è dell’Ipsos, lo stesso istituto di ricerca che rileva per conto delle banche il gradimento dei risparmiatori sull’industria del credito. Un giudizio negli ultimi 18 anni sempre pieno di miele, malgrado quisquiglie come i dissesti da Banca Etruria alla Popolare di Vicenza. C’è stato poco da meravigliarsi – ma altrettanto da crederci – quando l’Ipsos guidata da Nando Pagnoncelli l’autunno scorso ha scodellato un sondaggio in cui sei italiani su dieci si dicevano contenti della nuova odiosissima tassa sulle buste di plastica rese obbligatorie nei supermercati. Un regalo all’industria (in realtà poche e ben individuabili) diventato da pochi giorni obbligatorio, che sta facendo imbufalire i consumatori, persino più di altre imposte molto maggiori. La sensazione è che si sia arrivati vicino alla tassa sull’aria da respirare, e qui in effetti poco ci manca. La norma, in vigore dal primo gennaio, obbliga ad utilizzare le ‘’bioshopper’’ come imballaggio primario per i prodotti di gastronomia, macelleria, pescheria, frutta verdura e panetteria. Diventano fuorilegge le buste ultraleggere in plastica (con spessore inferiore ai 15 micron) con cui si pesavano gli alimenti, che dovranno essere tassativamente sostituite da quelle biodegradabili e compostabili, nel rispetto dello standard internazionale UNI EN 13432. Il motivo della norma è apparantemente nobile, e sta nella lotta all’inquinamento e alla riduzione della plastica abbandonata in mare. Ma senza azzardare la più facile delle obiezioni, sulla possibilità di far pagare caro chi inquina e non tutti i vecchietti che vanno a fare quotidianamente la spesa, il Parlamento e le industrie che adesso guadagneranno alcune centinaia di milioni dovevano avere la coscienza così a disagio da aver infilato il nuovo obbligo in un articoletto del cosiddetto “Decreto Mezzogiorno”, malgrado il tema non abbia alcun legame con i problemi specifici del Sud e le imprese che producono i sacchetti “a norma” siano al Nord, a partire da quella leader nel settore, la Novamont guidata dal Cavaliere del lavoro Catia Bastioli. La manager, notoriamete vicina a Matteo Renzi, tanto da essere intervenuta alla Leopolda ed essere stata nominata dall’ex premier presidente di Terna.

Guardie e ladri – Grazie alla legge sui sacchetti ogni consumatore dovrà pagare tra 1 e 5 centesimi per busta in cui pesare frutta e ortaggi, con un aggravio annuo di costi che le associazioni di settore faticano a calcolare, ma che per i produttori sarà un bel regalo. Visto che in Italia si consumano ogni anno circa 20 miliardi di queste buste, Il Giornale in un articolo di pochi giorni fa stimava un nuovo business di 400 milioni, con l’azienda della Bastioli a fare la parte del leone. Un business sicuro, visto che i supermercati sono obbligati a rifiutare il riciclo dei sacchetti per non pagare sanzioni tra i 2.500 e i 25mila euro, diventando controllori di una tassa occulta.

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