Tav, Palazzo Chigi frena il pressing della Lega. Ostacolo in Parlamento. Senza voto l’opera si fa. Salvini: “L’analisi costi-benefici non mi ha convinto”

di Caris Vanghetti
Politica

Lo stop al Tav deve passare per un voto parlamentare. Dopo la pubblicazione dell’analisi costi benefici sull’Alta Velocità, commissionata dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, con cui è stato bocciato il progetto, ora l’attenzione è focalizzata sulla decisione che prenderanno Lega e Movimento 5 Stelle. Infatti il partito di Matteo Salvini è schierato senza esitazioni a favore della prosecuzione dei lavori per la Torino-Lione, mentre il movimento di Luigi Di Maio sarebbe disposto anche ad aprire una crisi di governo pur di fermare l’opera. Due posizioni apparentemente inconciliabili su cui i leader saranno obbligati a trovare una quadra decisamente complicata se non vogliono tornare rapidamente ad elezioni.

Ciò che non sarebbe ancora chiaro a nessuno dei contendenti è che se anche Salvini dovesse accettare di bloccare l’Alta Velocità in mancanza di un accordo con la Francia (perché se il Paese guidato da Emmanuel Macron dovesse condividere la decisione italiana di interrompere il progetto non ci sarebbe bisogno di altro) sarà necessario un voto parlamentare. E in tal caso è quasi impossibile che il Parlamento approvi lo stop al Tav, visto che ad eccezione del Movimento 5 Stelle e di alcuni esponenti di Liberi e Uguali, il resto dei gruppi parlamentari sono favorevoli alla costruzione della Torino Lione.

Il problema nasce dal fatto che nessuno degli accordi internazionali tra Italia e Francia che disciplinano la costruzione del Tav prevede la possibilità del recesso e quindi si applica la Convenzione di Vienna sul Diritto dei Trattati. Secondo i tecnici che stanno studiano le possibili vie d’uscita, proprio dall’interpretazione delle norme contenute in tale Convenzione potrebbe arrivare la svolta per uscire dal Tav. Niente che sia in grado di mettere l’Italia al riparo dalle penali che restano dovute, ma almeno in grado di evitare una clamorosa bastonata da parte della Corte Internazionale di Giustizia per violazione dei trattati internazionali.

Infatti secondo gli esperti, un atto parlamentare uguale e contrario alla norma con cui si è proceduto alla ratifica degli accordi sulla Torino Lione, cioè una legge ordinaria, sarebbe in grado di dare la copertura giuridica alla disdetta del trattato in accordo con la Convenzione di Vienna. Il problema, se così si può dire in una questione già abbastanza complicata di suo, è il contenuto della legge che dovrebbe essere votata dal Parlamento, visto che il nuovo articolo 117 della Costituzione pone come limite alla potestà legislativa dello Stato i “vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”.

Intanto ieri il Ministro dell’Agricoltura, il leghista Gian Marco Centinaio ha ricordato che “Nel contratto di governo non c’è scritto no alla Tav” e ha proseguito dicendo “Io mi attengo a quel contratto e in caso contrario, se non va più bene, non è attuale, ci si siede al tavolo, si ragiona e si scrive che l’Alta Velocità non è indispensabile”. “Più veloci viaggiano le merci e le persone e meglio è”, ha detto, invece, il ministro dell’Interno Salvini parlando della Tav, a margine della presentazione del rapporto Agromafie a Roma. Alla domanda se l’analisi costi-benefici lo avesse convinto, il leader della Leg ha risposto con un secco “no”.