Taxi e bus paralizzano Roma. L’assedio alla città eterna raccontato dall’attore Dado: “Facile, qui è un caos di suo. Pure la slitta di Babbo Natale finirebbe nel traffico”

di Davide Manlio Ruffolo
L'intervista
Dado

Blocchi del traffico, scioperi e proteste. Sono giorni da incubo per la Capitale e per i suoi cittadini come commenta, tra una battuta e l’altra, l’attore Gabriele Pellegrini, in arte Dado. Ai romani però va bene così. Ci siamo abituati ad ospitare i guai di ogni latitudine del Paese, e non c’è manifestante che non accogliamo, manco fossimo i porti italiani prima di Salvini, per dimostrare a tutti una cosa che all’ombra del Colosseo abbiamo capito da duemila anni: “ai politici dei problemi della gente non interessa un tubo”.

Intanto a Roma non ci manca niente. Taxi, Ncc e bus turistici: scioperano tutti o manca qualcuno?
“Roma è un posto dove scioperare ha più senso che in altre parti d’Italia. Se manifesti che ne so a Civitanova, hai meno risonanza anche mediatica. Quindi vengono tutti qui. Anche i palombari della Val D’Aosta che magari neanche esistono ma che se ci fossero, stai a vedere che verrebbero nella città eterna. E come tutti cercherebbero di creare un senso di colpa nella classe dirigente e nei politici”.

E qualcuno ci riesce?
“In realtà no. Ma se gli scioperanti capissero che alla classe politica non gliene frega assolutamente niente, perché a loro basta il loro stipendiuccio e la certezza di prendere soldi a sbafo senza lavorare, beh, forse si dedicherebbero ad altro”.

E cos’altro potrebbero fare?
“Qualcosa di pragmatico. Visto che scioperare per sensibilizzare i politici è inutile, va fatto qualcosa che tocchi le corde sensibili del Paese. Sia chiaro: io sono un sovversivo, uno che pensa a fermare i treni, gli aeroporti o le autostrade. Solo che a Roma è già tutto bloccato di suo! E ormai siamo abituati”.

Tre giorni di agitazione a ridosso del Natale, qualcosa che sta creando gravi disagi alla viabilità, ai residenti e ai commercianti. Ma in questo periodo non dovremmo essere tutti più buoni?
“Roma è buona di cuore, ma se c’è un motivo per lamentasse e mandà a quel paese qualcuno c’è sempre tempo, tanto a Natale quanto a Pasqua o ferragosto. Il commento di un romano è sempre un: malimortà, l’hai capiti a questi? Il romano infatti è solidale con chi manifesta e dice: per me hanno fatto bene, anzi dovevano fà de più. L’importante è che la cosa non lo tocca direttamente altrimenti s’indigna e dice: aho annate a scioperà da n’altra parte”.

Lettera a Babbo Natale. Cosa dovrebbe chiedere un cittadino della Capitale?
“Non ho dubbi, dovrebbe chiedere di abbattere il traffico e la relativa nevrosi. Scoprire che il tempo che serve a muoversi dentro Roma basta per raggiungere Firenze o Castrovillari è da matti. Insomma… ti muovi da casa la mattina per arrivare dall’Eur a via Flaminia e ci metti lo stesso tempo di uno che ha preso l’autostrada, l’ha percorsa ed è arrivato al casello di Chissà dove. Questa è una cosa talmente paradossale che nessuno riesce più a tollerare. Che poi Roma non è così grande come si crede. Se uno si muove di notte, come faccio io, mediamente in 18 minuti raggiunge un qualsiasi punto della città. Mentre se lo fa di giorno, tra ingorghi, incidenti e altri problemi, lo stesso percorso richiede un’ora e mezza di viaggio. E non parliamo di quando becchi l’ora di punta perché a quel punto, apriti cielo!”.

Dunque come si campa?
“Il romano si innamora dei problemi, senza di questi non saprebbe di cosa parlare. Al bar che fa? Sai, lì è sempre una gara a chi ce l’ha più grosso… il problema intendo!”.

E se fosse la Raggi a scrivere a Babbo Natale, cosa potrebbe chiedere?
“Senza dubbio di rallentare il tempo. Avrebbe bisogno di due mandati. Però condensati tutti in uno solo visto che il secondo non glielo faranno fare. Del resto per riuscire a curare le cose di Roma non ne può bastare un solo incarico di 5 anni, ma ne servirebbero diversi, diciamo eterni, com’è questa città”.